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Magari la prossima volta
La diarrea al tempo del Songkran
4. Per un metro
Un racconto che sta per rivelarvi una scovolgente verità. Ora. O...
5. Magari la prossima volta
Dopo alcuni minuti ad andamento lento per riprendere confidenza dallo shock dell'incidente, sono di nuovo schiena dritta e testa in avanti, teso verso quel cartello Border che più si avvicina e più diventa irraggiungibile come un'oasi nel deserto. A meno di venti chilometri dall'arrivo do' un'occhiata al tachimetro e mi accorgo che l'indicatore del livello della benzina non potrebbe essere più spostato a sinistra. Rallento e percorro i successivi tre, quattro chilometri a passo d'uomo e sull'orlo di una crisi di nervi, fino a quando non incontro un salvifico benzinaio.
Finalmente mi presento alla dogana alle cinque meno un quarto. Il poliziotto guarda dubbioso l'orologio prima di darmi il permesso di attraversarla, non senza avermi propinato i cinquecento baht di multa per essere rimasto un giorno in più dei trenta indicati sul visto.
Il poliziotto di guardia all'ingresso di Myanmar mi chiede se voglio solo stampare il passaporto o anche vedere e magari passare la notte nel paese di Tachilek, l'unico posto che sono autorizzato a vedere, entrando via terra, da questa giunta di bastardi militari che tiene prigionieri da decenni i vari popoli dell'ex Birmania. Avrei voluto farmi un giretto a Tachilek, ma non c'è più tempo, per cui mi faccio stampare il passaporto per altri cinquecento baht e cinque minuti dopo averla lasciata, sono di nuovo in Thailandia, con permesso regolare per altri trenta giorni. Per vedere la Birmania, magari la prossima volta. Magari senza più giunta militare che ti spia ad in ogni passo.

