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Run, Visa Run

La diarrea al tempo del Songkran. Un racconto che corre e scorre. E scorre. 2. Notte di scariche e compresse 3. Run, Visa Run Tra una cosa e l'altra quando lasciamo Pai sono le due del pomeriggio. Mi bastano pochi minuti per rendermi conto che Francesco in moto è lento. Ma lento. Ma lento, che al confronto andava più veloce Tripluca con Lek e uno zainone più grande di lei alle spalle. Ci mettiamo tre ore per arrivare al bivio di Ban Mae Malai, sulla strada che porta da Chiang Mai a Chiang Rai: avevo fatto lo stesso tragitto solo due settimane prima mettendoci non più di due ore. Al bivio per giunta sbaglio strada e mi inerpico su una stradina sterrata e piena di buche per quasi 10 km, prima di rendermi conto dell'errore e fermarmi per aspettare Francesco che arriva diversi minuti dopo.

Notte di scariche e compresse

La diarrea al tempo del Songkran Un racconto di viaggio che come inizio, lo ammetto, fa' un po' cagare 1. Quell'angolo di Pairadiso 2.Notte di scariche e compresse Non so se dare la colpa alle difese azzerate per via del cortisone preso per curare un'infiammazione all'orecchio, souvenir delle partite a Pitch and Putt con mio cugino nel vento gelido di Bath a febbraio, o a quel Pad Thai che mi aveva fatto stare male solo qualche giorno prima in quel nuovo ristorante a Santitham. Oppure a quella salsa di arachidi condimento forse inutile di quella mega insalata divorata in quel ristorante-guesthouse sempre pieno di gente in fronte alla Muslim Bakery di Pai o chissà quel bicchiere d'acqua proveniente da chissadove che ci hanno servito dopo il gelato nel bar accanto a Apple-Pai quel maledetto giovedì. Fatto sta che poco dopo, verso le quattro del pomeriggio, ho cominciato ad avvertire fitte allo stomaco che avevano un'intensità speciale. Sono tornato al bungalow, sono rimasto attaccato a internet in veranda fino verso le sei e poi sono crollato di schianto con la prima scarica di diarrea che mi ha precipitato sul cesso e poi sul letto.

Quell’angolo di Pairadiso

1. Quell'angolo di Pairadiso Checché ne dicano certi travellers di lungo corso, puristi e un po' snob, pronti a rinnegare qualsiasi posto da loro scoperto appena entra nel radar del backpacker medio, quello ancora dipendente dalla Lonely Planet, anche oggi Pai rimane un luogo incantato. Cresce forse troppo rapidamente, ma è ancora ben lontano dal turismo di massa, e al momento sembra la sintesi quasi perfetta tra la bellezza naturale del luogo e la ricca offerta di servizi e ammenicoli che rendono agiata la vita al farang. Chi sostiene che Pai ha perso la sua autenticità perché ormai invasa dagli stranieri non ha tutti i torti, ma forse non si accorge dei vari gruppi etnici che ogni giorno continuano a venire giù dalle montagne circostanti per scambiarsi i prodotti o dei tanti business che sono gestiti da Thai provenienti da ogni angolo del paese arrivati a prendersi il loro angolo di Pairadaiso.
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