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Notte a Porto

Sono a tre ore di aereo da casa. In una stanza d’albergo. Accartocciata tra parete e letto. Con i jeans sbottonati, i calzini usurati sui talloni e un ghigno beota sul viso. Chi è quel deficiente che ha avuto la brillante idea di mettere uno specchio di fronte al letto? Dall’altra parte del muro la mia compagna di viaggio dorme. Nonostante siano solo le undici di sera era distrutta. Ieri abbiamo discusso pesantemente. Ho una smania addosso, non posso restare qui. Infilo bottoni e stringhe nei fori giusti, le rubo una presa di tabacco. Ha un’espressione dolce, credo stia sognando. Sto per lasciarle un biglietto ma poi penso che, no, non si sveglierà. Spengo la luce e accosto silenziosa la porta.

Benin, Ouidah: la Maison de la Joie

la Maison de la JoieA volte i sogni si realizzano…. Tutto nasce dai viaggi di volontariato svolti da un ragazzo in Benin, negli anni scorsi. Poi in uno di questi viaggi, accanto a progetti di costruzioni nella savana, aiuto in missioni cattoliche, montaggio di pannelli in dispensari sparsi nella brousse, ha incontrato l’amore. Questo rapporto è poi sfociato in matrimonio con nascita di prole, Azara. Nel frattempo l’amica della vita di sua moglie, si sposava con il suo compagno, dando un’ ufficialità e paternità ai loro cinque figli. I viaggi di volontariato, si sono trasformati in viaggi –vacanze per il ragazzo diventato ormai uomo brizzolato ma ancora appassionato viaggiatore solitario (tenda e sacco a pelo) ; così ha cominciato a girare il Benin assieme ai suoi nuovi amici e parenti.

Benin, Ouidah: la porta del non ritorno

Finalmente a casa, dopo un’odissea di viaggio lungo un giorno, finalmente dal freddo glaciale del nostro inverno grigio europeo, nella notte profonda siamo giunti alfine al caldo umido e afoso di Ouidah: la città che più mi ha rubato il cuore di tutto il continente africano. Magia di Chatwin e del suo “vicerè”?, non so, ma fin dalla prima volta che ho visitato questa città, ho desiderato viverci e costruirci la mia casa dove un giorno fare riposare le mie membra. Qui nella spiritualità di questi riti voodoo, dove anche il cristianesimo è costretto ad essere nella sua migliore versione per poter evangelizzare i pagani che pagani non sono, ma che in realtà sono immersi nella religiosità fin dalla tenera età. Saranno i riti misteriosi, l’accoglienza della gente, la tranquillità della vita che scorre lenta, la spiaggia con le sue palme e noci di cocco, saranno i suoi templi voodoo sparsi un po’ dovunque, sarà la magia del tam tam e di riti ancestrali….non lo chiamo mal d’Africa, in quanto ho ormai forse più parenti qui che in Italia, quindi ragionando razionalmente, l’unica cosa in cui posso credere è forse in una mia vita precedentemente vissuta qui, (forse come schiavista e come negriero?, chissà), altrimenti come spiegare il fatto che solo qui trovo il mio nido, il mio heimat ,my home ?
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