Grand Canyon: quanta fatica arrivare a Cedar Ridge

di Luca Ticozzi

Una tranquilla giornata nel Grand Canyon

Il Bright Angel Trail 

Il sentiero è ora ricoperto di sottilissima sabbia talmente fine sa sembrare borotalco e così rossa da far impressione. Le ultime centinaia di metri scendono in un sentiero scavato praticamente nella roccia viva ed è proprio il colore di questa che mi regala brividi e stupore, mai visto niente del genere, roccia grigioverde con venature biancastre, sono nel cuore della terra, queste roccie hanno 1,2 miliardi di anni, detto così fa impressione, ma ancora più impressionante è il fatto che io le possa toccare con mano, non esiste una parola per definire l’ emozione che provo in questi momenti.

gk7.jpg Eccomi a campeggio di Bright Angel, vi si accede dopo essere transitati per un ponticello sul Fiume Colorado che, visto da vicino è davvero minaccioso e possente. Sono solo, qui di campeggio c’ è solo il nome, c’ è un qualcosa che assomiglia ad un negozio ma decisamente chiuso, l’ unica cosa utile è una fontanella con acqua potabile, per il resto l’ aria è decisamente pesante, umida, ma è normale, in poco meno di tre ore sono sceso di più di 1400 mt, la vegetazione è rigogliosa e non mancano capre di montagna e caprioli (o animali simili) che hanno sostiuito gli innumerevoli scoiattoli incontrati durante la prima ora di discesa. Il tempo a mia disposizione non è molto, è quasi l’ una ed è lecito calcolare due ore di risalita per ogni ora di discesa, la cosa mi preoccupa non poco anche se l’ emozione di trovarmi in un posto talmente unico è certamente più forte, ne approfitto per un autoscatto che certifichi l’ impresa ma ecco che al momento dello scatto un soffio di vento fa scivolare la macchinetta digitale tra le rapide del fiume.

I 5 minuti seguenti sono costellati d’ imprecazioni assolutamente censurabili. L’ unica nota positiva è che pochi istanti prima della maledetta foto in questione ho sostituito la smart card contenente gli scatti fatti durante la discesa. Ok, the time is over, in ritardo e decisamente adirato comincio la risalita dello stesso sentiero percorso fin qui per scoprire molto presto che nella vita ci sono cose ben peggiori di perdere una macchina fotografica. Il sentiero è tanto bello quanto ripido e la “benzina” nel mio serbatoio non è più moltissima, per usare un eufemismo. Il mio litro e mezzo d’ acqua si consuma con una certa velocità ma quello che ci vorrebbe in questo momento è qualcosa di solido, qualcosa di serio.

Dopo un ora e mezza incontro un Ranger, mi fa qualche domanda, sono solo? Ce la faccio? Serve acqua? Si, si, decisamente si! Mi fa il pieno da una borraccia portatile che ha nello zaino e si congeda, sono in riserva quanto a energie ma il pieno d’ acqua, penso, mi farà uscire da questo guaio in cui mi sono andato a cacciare. 3 ore, sono 3 ore che cammino, mi rimane poco più di mezzo litro d’ acqua ma la cosa che più mi preoccupa è che ho appena fatto pipì, no, purtroppo non è uno scherzo, il nostro fisico ha un determinato livello di sodio, se si perdono sali minerali, cioè sodio, come nel mio caso il corpo aumenta la diuresi innescando una spirale assai pericolosa, fermarsi ad orinare mentre si corre una maratona non è assolutamente una cosa positiva tanto per capirci, figuriamoci per me che non sono ancora a metà strada, una mezz’ ora più tardi comincia a piovere, una pioggerellina leggera che serve solo ad aumentare l’ afa che mi circonda, sono però costretto a coprirmi con la cerata, appena spiovuto ecco materializzarsi le mie paure, sono sudato fradicio e soffia una brezza che pare una sciabolata per i miei muscoli e il mio ventre, ho con me tre magliette omai zuppe ed inutilizzabili, davanti a mè una sola possibilità, continuare a camminare nonostante la fatica, fermarsi sarebbe deleterio, i muscoli si raffredderebbero e col vento freddo rischierei una sincope o un collasso.

gk8.jpgDevo continuare, piano piano, magari coprendomi la pancia ma continuare, comprando un po’ di energie al mercato immaginario della forza di volontà ma continuare, ponendo un piede avanti all’ altro, senza guardare in alto, senza pensare a quanto manca, liberando la mente. Sono quasi 5 ore che cammino e la possibilità di non farcela si fanno più reali, è da qualche minuto che sono seduto, semisdraiato sul sentiero, sfinito, ora il guaio in cui sono andato a ficcarmi mi pare decisamente con poche, ma semplici soluzioni, o ce la faccio e avrò qualcosa da raccontare ai nipoti o non avrò mai dei nipoti per il semplice motivo che oggi ci lascio le penne, non voglio farla tragica ma credo sia arrivato anche il momento di mettere in conto il peggio, senza farsi prendere dal panico, sarebbe davvero l’ anticamera della fine, ma prendere lucidamente atto che stavolta potrebbe finire in maniera non simpatica, per la mia famiglia, per gli amici ma soprattutto per me, va detto che ogni anno si registrano decine d’ incidenti mortali all’ interno del Parco, una distrazione, un incidente, una svista o magari semplice sfortuna ed ecco che si muore.

Ecco, l’ ho detto! Ebbene si, oggi rischio di morire, tutto sommato… non è un brutto posto dove morire, forse la maniera sarà un tantino stupida ma il posto è davvero bello, intorno a me un silenzio spettrale, le rocce rossastre sembrano a portata di mano, imponenti, affascinanti, il paesaggio è davvero unico, no, non posso morire, non posso e non voglio rinunciare al gusto di poter ricordare questa meraviglia, devo farcela!
Sono a Cedar Ridge, con uno sforzo mentale pazzesco (il fisico mi ha mollato già da un po’) sono giunto allo spiazzo poco sotto Yaki Point, vedo dove devo arrivare, magra ma importante consolazione, l’ ultima ora l’ ho passata con la visiera del cappello abbassata per non guardare in alto, quando ogni sguardo verso l’ orizzonte è uno sguardo verso l’ alto tanto meglio non alzare lo sguardo, il cervello, il solo che mi può aiutare, non deve sapere, il suo unico pensiero dev’ essere posare un piede davanti all’ altro e poi ripetere l’ operazione un’altra volta e un’altra volta ancora e ancora e ancora e ancora…

Sono a Cedar Ridge quindi, ok, credo sia lecito essere ottimisti, credo non sia oggi il mio giorno, sono troppo vicino alla meta, potrei svenire ma c’ è pur sempre una persona che mi aspetta, se non mi vede tornare chiamerà i soccorsi e qui dove sono ora, sdraiato appoggiato ad una roccia mi troverebbero con una certa facilità. Faccio questi pensieri per il semplice motivo che non ho più un briciolo di forza, devo riposare, devo chiamare a raccolta tutte le riserve delle riserve delle energie dai loro più reconditi nascondigli, ma per farlo ho bisogno di riposare, è da mezz’ ora che sono sdraiato, immobile, di tanto in tanto apro un occhio per vigilare sui condor che da un po’ volteggiano preoccupantemente sopra di me (si, proprio come nei cartoni animati…).

Il tramonto è ormai prossimo, ancora qualche minuto, ancora qualche minuto e poi si riparte, soloqualche altro minuto, un amico mgk9.jpgaratoneta una volta mi ha parlato di un’ usanza, un trucco da utilizzare durante gli allenamenti, i muscoli vanno sotto stress, la mente di conseguenza non fa altro che pensare a come sopportare la fatica stressandosi a propria volta, a questo punto occorre distrarre la mente e quando si è soli col proprio sforzo una soluzione è contare, concentrarsi sui numeri, contare fino a cento e poi a ritroso fino a zero, mi mancano 400 mt più o meno, questo significa che se conto 2 volte fino a cento e poi 2 volte fino a zero il gioco è fatto, adesso devo solo riuscire ad alzarmi.

Uno, due, tre… devo farcela, settantasette, settantotto… non ce la faccio, devo sedermi. Trentaquatto, trentatre… il sole sta tramontando, venticinque, ventisei, lo spettacolo è clamoroso, sessanta, sessantuno, le rocce sembrano incendiarsi, tre, due, uno… eccomi, un ultimo sguardo, un ultima cartolina prima che il buio cali su questa meraviglia e prima di riporre nella mia memoria questa bellissima, sciocca, incredibile e fortunata giornata. Addio Grand Canyon, a questo punto devo solo darmi da fare per i nipotini.
Riesco anche a prendere l’ ultima navetta e a giungere al Bright Angel Lodge per le 9 di sera, il mio amico Franco è al telefono con un ranger, stanno definendo i dettagli su come cercarmi, elicotteri, cani… siamo proprio negli U.s.A.

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Postato il Mercoledì, Settembre 12th, 2007 alle 22:41 in Trip-Itinerari, Trip-USA, Numero 7. Segui le risposte con RSS 2.0 feed. Puoi rispondere , o trackback dal tuo sito.

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