Politicamente scorretto: l’America dell’ingiustizia e della speranza
Pochi conoscono l’America (non solo Latina) come Gianni Minà. Giornalista vecchia maniera e quindi inviso sia alla destra di cui combatte le idee economiche, che alla sinistra di cui denuncia le ipocrisie, da dieci anni Gianni Minà, non trovando più spazio nella Rai per cui ha prodotto programmi che hanno fatto la storia dell’azienda, conduce attraverso i film documentari e la carta stampata la sua battaglia di giornalista fuori dal coro, stigmatizzando interventi approssimativi, ambigui o reticenti e smentendo le versioni ufficiali con la forza indiscutibile dei fatti.
Il suo nuovo libro, Politicamente scorretto è la raccolta degli articoli scritti negli ultimi 10 anni. Letti tutti in fila può risultare ripetitivo in più di un passaggio, ma c’è da dire che la maggior parte delle storie che raccointa sono quasi sempre sistematicamente ignorate dai media.
Politicamente scorretto è prima di tutto un atto di accusa verso gli Usa e la politica imperialista verso quello che hanno sempre considerato il giardino di casa. E un difesa appassionata per Cuba e il miracolo sociale che la revolucmion ha creato in un contesto, pur senza mai negare le mancanze di libertà nel regime di Fidel Castro.
Allo stesso tempo Minà osserva come il continente desaparecido è ricomparso. E’ dall’America Latina che oggi vengono le più serie proposte alternative sociali ed economiche al pensiero unico dominante. A partire dal Social Forum di Porto Alegre, all’emergere di capi di stato come Hugo Chavez, Evo Morales o lo stesso Lula, che stanno attuando una politica sicuramente poco gradita ai potenti del mondo che hanno sempre sfruttato le risorse dell’America Latina, ma i cui effetti benefici sulle popolazioni indigene sono tangibili.
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