Italia Nascosta - San Pietro/Carloforte
“All’estremità sud ovest della Sardegna esiste un posto dove il tempo sembra essersi fermato, la piccola isola di San Pietro conosciuta anche con il nome di Carloforte”
Carloforte è il nome della unica città dell’isola, che funge da porto, residenza abituale di 7000 anime che nei mesi di Luglio e Agosto possono arrivare anche a 40.000 unità, ma non per questo è un posto affollato dal turismo di massa.
A Carloforte non ci si può arrivare per caso, ma è impossibile non rimanere preda delle bellezze naturali resenti su quest’ isola dalle imensioni di appena 51 Km quadrati.
Sull’ isola ci si arriva dopo una traversata di circa 30 minuti con traghetto da Portoscuso, vicino a Carbonia, una zona abbastanza esolata, al punto tale da far dubitare delle indicazioni fino addirittura d arrivare nella zona del molo dove oltre ai traghetti si possono scorgere cargo e raffinerie petrolifere, ma quello che appare ll’ orizzonte ,alla fine della traversata riesce a sorprendere la mente anzitutto per il colpo d’ occhio, un architettura di chiara impronta ligure, fatta di carrugi, colori e costruzioni che potrebbero ranquillamente sorgere in provincia di Genova e attenzione, non dico una città a caso ma proprio quella, aggiungiamo pure che durante la traversata non è difficile udire una parlata tipo quella del Gabibbo ed ecco dunque velato l’ arcano, gli abitanti dell’isola, detti anche “Tabarkini”
parlano ancora il loro dialetto storico, il genovese appunto.
Intorno all’ anno 1500 una colonia i pescatori di corallo originari di Pegli, provincia di Genova, si trasferì sulla minuscola isola di Tabarka vicino alle coste Tunisine
per raccogliere il prezioso oro rosso, fino ad essere ridotti in schiavitù 2 secoli più tardi.
La libertà fu resa ai Tabarkini nel 1738 dall’allora sovrano Re Carlo Emanuele III, il quale “regalò” un isola ancora vergine dove poter crescere nel rispetto delle proprie tradizioni, cosa che non tardò ad avverarsi, in breve tempo gli abitanti ostruirono una città con forti mura a difesa e si specializzarono nella coltivazione e nella pesca.
A testimonianza della storia una statua, di Re Carlo Emanuele III che sorge a poche decine di metri dall’ attracco dei traghetti a città di Carloforte è bellissima e merita una visita particolare, ma ora diamo un occhiata al resto dell’ isola, dirigendosi verso Sud si attraversano le saline di Stato e Torre S. Vittorio utilizzata come osservatorio dai primi del ‘900; si prosegue per Punta Nera, dove si può ammirare una grotta parzialmente crollata, che risale all’età del bronzo.

E’ la volta poi dello stagno della Vivagna dove non sarà difficile imbattersi in qualche fenicottero rosa, non rari da queste parti.
Da tutto questo percorso, si può poi accedere alle spiagge delle coste orientali e meridionali, tutte ottimamente segnalate: Girin, Punta Nera, Guidi, Bobba; quest’ultima nota per la vicinanza a due famosi faraglioni detti “Le Colonne”, che si ergono imponenti dal mare ad una ventina di metri dalla costa. In spiaggia è meglio andarci con ombrellone e viveri, non sperate infatti di trovare stabilimenti balneari con cabine, sdraio, ombrelloni e quant’altro, i servizi sono ridotti al minimo, così da poter godere in pieno della natura che si respira in ogni angolo di quest’ isola.
Proseguendo sulla costa, incontriamo il Golfo della Mezzaluna, una splendida insenatura che si apre verso Sud con alte falesie di trachite rossa. Dalla costa possiamo inoltre osservare “Le grotte del Bue Marino”, vero fiore all’occhiello del giro dell’isola in barca che è possibile fare sia in mattinata, che nel pomeriggio, anche se per fotografare la luce è migliore la mattina.
Un itinerario alternativo, ma altrettanto affascinante, la strada che attraversa l’isola da Est a Ovest per 14 Km di natura pressoché incontaminata, delittuoso sarebbe non dare un’occhiata alle varie stradine, che si incontrano man mano che si procede sino ad arrivare a Capo Sandalo, sulla punta estrema occidentale. La vista di cui si gode dai vari punti d’osservazione è davvero da far rimanere senza parole. E’ il vento stesso a suggerirci che ci troviamo di fronte al mare aperto. La scogliera, in cima alla quale ci troviamo, ospita annualmente i nidi del Falco Pellegrino e di molti Gabbiani. Sulla destra possiamo invece ammirare il Radiofaro posto in cima ad una sorta di fiordo, un paesaggio tanto inaspettato quanto indimenticabile.
Più a Nord troviamo la “Grotta delle Oche”, scavata interamente dal mare; di cui si può godere a pieno solo con un giro panoramico dell’isola in barca.
La parte Nord dell’isola ospita le Tonnare o quel che resta di esse: anni fa incontrai un cuoco giapponese che mi disse di quanto fossero pregiati oltre che conosciuti in patria i tonni pescati da queste parti, addirittura mi raccontò che al mercato ittico i nipponici scambiavano il loro di tonno con quello Carlofortino con un rapporto di 3 a 1!
La pesca o meglio “ mattanza “ ha il suo periodo in Maggio/Giugno, momento in cui il tonno passa vicino alle coste, seguendo un percorso ormai storico, percorso che purtroppo porta a risultati neanche lontanamente simili a quelli di molti decenni fa.
Di Pico
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