Trip-rail della maturità…

…ovvero l’esame per diventare viaggiatori.foto_treni_09x.jpg

Di quell’estate ormai lontana del 2001 mi ricordo bene due momenti: uno è la prova orale della maturità e l’altro la partenza per il primo viaggio della mia vita. Della prova orale a dir la verità mi ricordo parecchio l’attesa, dell’esame niente. Del viaggio il contrario per fortuna. Il tempo infatti è stato assorbito tanto dallo studio (tipicamente con scarsa motivazione e ben altre idee in testa) ed il giorno fatidico è arrivato quasi senza pensarci.

Dunque eravamo in 4, di cui 3 con lo stesso nome ed in comune avevamo il biglietto, le vacanze senza assilli scolastici ed budget scarso. Cosa non avevamo preparato era l’itinerario.

Dunque partiamo dal varesotto alla volta dell’Europa con troppi kg di zaini sulle spalle, certi che al ritorno non saremmo più gli stessi. E saliamo sul primo treno, arriviamo a Milano, continuiamo direzione Monaco e solo il tempo di un caffè e siamo in viaggio per Berlino seguendo un programma di cambi di treno e di binari di teutonica precisione. 24 ore dalla partenza siamo nella capitale della Germania unita, simbolo di giganteschi cambiamenti politici che io ancora non conoscevo. Ad attenderci un po’ di freddo, un cielo grigio ed una pioggerellina fine e col sapore del Nord. Trovare il primo ostello non è facile; riusciamo ad essere sistemati in poco tempo in un bel casermone a Berlino Est, zona Tegel con una camera ampia e un giardino posteriore da festival punk-hyppy-reggae in pieno stile. Il giorno successivo la visita della città è sorprendente benchè siamo totalmente inesperti di itinerari e con gusti totalmente diversi. E assaporiamo comunque un’aria di libertà, spensieratezza, un assaggio forse del mondo che verrà. La sera si scopre bizzarra, in una città dai mille volti e dalle ferite ancora aperte che qualcuno cerca di mascherare con l’aiuto del tempo e di cure capitalistiche. Siamo stupiti dalle mille possibilità che offe la città e dalla sua incredibile dimensione multi-culturale, dalla sua storia importante. Analizzando rapidamente il budget però ci accorgiamo che non possiamo durare troppo, 2 giorni soltanto e pariamo in direzione Praga.

Nella capitale dell’ex Cecoslovacchia cerchiamo di riscaldare ricordi ancora caldi di una recente visita scolastica con scarsi risultati. La città è ottima, troviamo a buon prezzo una camera in centro. La padrona è una signora anziana un po’ ceca e un po’ sorda, appassionata di birra e temo tradita dal marito e dal socialismo al tempo stesso. Le giornate volano, le serate pure, immersi in birre e locali piccoli, alcuni con brutti ceffi fumosi, altri con giovani e avvenenti supermiss, altri con leggere e innocue farfalle. Prendiamo 2 giorni per andare poco fuori presso Revnice, paesino in cui avevamo soggiornato in gita, fatto di minatori, un meccanico, un alberghetto-bar-ristorante e niente altro. Cosa cercavamo? Una prova d’esame. Scendiamo alla piccola stazione, l’albergo è proprio di fronte, i camerieri ci riconoscono subito tra risate e pacche sulle spalle. Prendiamo le camere, le stesse e saliamo le scale salvo scoprire che il piano superiore dell’albergo è stato in 2 mesi totalmente rifatto. Potenza del capitalismo. Corriamo fuori nel paesino allora, ma non basta. Ci raggiunge la delusione del ritorno a vuoto, la fine del sogno. Non possiamo restare ancora e subito l’indomani rientriamo per la capitale. Basta poco per riprenderci ed immergerci ancora totalmente nel gusto della scoperta genuina e di cose nuove. Le proviamo tutte (leggasi “ci proviamo con tutte”) anche improvvisarci suonatori ambulanti per racimolare quattro soldi e i risultati sono puntualmente scarsi o nulli. Un gruppo di tre ragazzotti veneti sulla trentina abbondante che incontriamo in un ascensore al rientro nel palazzo ci dà il colpo di grazia: “l’avemo paghàda cara m’avemo fato ‘na bea pinciada!!”. Non ci resta che imbarcarci sul primo treno per Cracovia.

Cracovia era per noi sconosciuta (a dir la verità lo è ancora) ma è stata una tappa importante. Non siamo praticamente usciti dal centro città, non abbiamo mangiato altro che mcburger e pizze fatte male, ci siamo fatti fregare dai controllori dei mezzi pubblici. Se non fosse perchè ci siamo ubriacati regolarmente sarebbe stato davvero il contrario di come dovrebbe essere un trip-viaggio. Per fortuna che col tempo abbiamo abbiamo scoperto che non ci sono solo chiese. La cosa che più ho apprezzato di Cracovia è stata naturalmente il meteo. Cielo spesso grigio, brezza fresca e a volte pioggia. Il clima ideale per starsene nei cafè lungo la strada per arrivare a piazza del mercato. In questo senso il centro si sta sviluppando rapidmente ma rimane davvero molto vivibile.

Ci rimaneva poco tempo (e pochi soldi) prima di rientrare sotto le bandiere nostrane. La scelta sull’ultima tappa era obbligata, non ci rimaneva che passare per Bratislava.

Anche Bratislava era allora per noi sconosciuta (e anche questa lo rimane ora) ma questa giovane capitale figlia del crollo del muro di Berlino ci ha piacevolmente stupito. Giovane, semplice, tranquilla e vivibile, attraversata dal Danubio ormai non più blu ma che offre ancora una magnifica vista se osservato al tramonto dalla torre sul ponte. Bratislava è ottima per rilassarsi ma anche divertirsi, e sopratutto per spendere poco anche se i prezzi aumentano. Non è stata ancora raggiunta dalla massiccia invasione occidentale, almeno non come altre città come Praga e per questo è un poco più piacevole da godere. Per noi fu l’occasione di tirare il fiato prima del primo grande rientro. Ci fu solo il tempo di vincere al casino,poco ma vincere, e rischiare di farsi soffiare tutto da bellezze semoventi di addestramento professionale sovietico.

E’ fatta, rientriamo, via Vienna-Tarvisio-Bologna-Milano e casa. Riusciamo ad essere stupiti dalla precisione delle ferrovie slovacche che in poco tempo e su un treno di quasi lusso ci portano a Vienna. Ora ci aspetta solo il salto. Naturalmente l’inconveniente di non sapere il tedesco ci ha aiutato molto nella mezza giornata scarsa persa a Vienna avendo dovuto fare la spola tra le due principali stazioni non sapendo da dove partisse il treno per casa…Ma alla fine raggiungiamo lo scompartimento e le ultime sigarette al mentolo vengono fumate nervosamente sulla banchina a pochi istanti dalla partenza. Non ci rimane che chiuderci dentro col nostro carico di birra e patatine alla cipolla,emozioni e groppo in gola e prendere l’ultimo scatto del viaggio. Tutti a testa in giù quasi a significare che questo viaggio ci avesse capovolti o avesse capovolto il mondo davanti a noi. E per fortuna. Ormai non rimane molto, giungiamo in piena notte al passo che ci sventola davanti nuovamente la bandiera nostrana ed in mattinata siamo a Bologna. Un rapido cambio per arrivare a Milano e poco prima di mezzogiorno è finalmente pasta alla carbonara.

L’esame è finito, siamo rientrati da dove siamo partiti ma non siamo più gli stessi. Dopo 6 anni e un altro pochino di viaggi sono finito in Africa a fare il cooperante. Qualcuno ancora dopo innumerevoli giri su se stesso non ha ancora finito cosa aveva iniziato (e non lo finirà mai), mentre qualcuno ha trovato forse la sua strada chi tra beute ed analisi e chi tra libri contabili.

Tutti figli dello stesso incredibile viaggio.

ilcujo

 

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Postato il Domenica, Luglio 8th, 2007 alle 07:20 in Trip-Europa, Trip-Diari, Numero 5. Segui le risposte con RSS 2.0 feed. Puoi rispondere , o trackback dal tuo sito.

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