Il cielo grigio sopra Pechino
27 giugno 2007, Sulla strada tra Kunming e Dali – Il cielo è splendido: azzurro vivo punteggiato da nuvole bianco latte. Sono quasi le sei mezza quando il bus che da Kunming mi sta portando a Dali si ferma per la sosta in autogrill. Il sole è ancora alto, ma anche la luna è già alta. E meravigliosa, con la sua sagoma bianca in cui, grazie alla luce intensa ristagliano le zone d’ombra. A Pechino mi ero dimenticato che ci fosse la luna, e oggi dopo un mese la vedo. Ed è pure luna piena!
Dice la Lonely Planet: se avete tempo di vedere solo uno stato della Cina, probabilmente la vostra scelta dovrebbe ricadere sullo Yunnan. E almeno sulla carta le attrazioni sono innumerevoli e per ogni gusto: dai villaggi matriarcali di Lugu Nu a Shangrì La ai confini col Tibet, da Dali a Lijiang, passando per il trekking nelle gole delle tigri (tiger leaping gorge), a Xixhuabanna, quel triangolo di foresta pluviale tra Myanmar, Thailandia e Laos.. E la mia Visa mi permette di passarci solo una decina di giorni. Cosa faccio, estendo? Rimando per l’ennesima volta il Laos? Ah i dilemmi del viaggiatore..
Sul sito ufficiale di Pechino, il clima della capitale della Cina viene presentato in questo modo:
Come to
Tutto vero, ma non dice tutto. Non dice il peggio. Il peggio è il cielo grigio che avvolge malinconicamente i palazzoni e le strade pechinesi, dandole un’atmosfera da Blade Runner. Un mese avvolto dal grigio cupo, anche in pieno giorno è stato sufficiente. Sei mesi credo mi porterebbero alla depressione. Un anno potrebbe spingermi al suicidio. Tredici delle sedici città più inquinate del mondo sono cinesi. E Pechino non è nemmeno tra le prime cinque. Questo però vuol dire che Pechino non vale la pena vederla. No, tutt’altro. Ma dopo una settimana, comincia a diventare claustrofobica.
Adesso però sono in Yunnan e ho rivisto la luce.


