Nicaragua: quella sensazione di vuoto a Managua
di Michele Spiriticchio - www.viaggiareliberi.it
Invece arriviamo all’aeroporto Augusto Cesar Sandino di Managua, Nicaragua alle 1.33 del 9 gennaio 2003.
Le procedure doganali sono veloci e paghiamo al controllo passaporto la tassa d’entrata nel paese di 5 $ USD. In aereo ci viene consegnato anche la tarjeta d’ingresso che compiliamo e che ci viene timbrata all’aeroporto ( da tenere sempre con sè con il passaporto; consente la permanenza in Nicaragua per 3 mesi…).
Ritiriamo lo zaino e usciamo dall’aeroporto; è notte e subito alcuni tassisti ci offrono il loro servizio, sparando tariffe facili per un turista appena arrivato, ma grazie ai miei informatori conosciuti via email (Claudio, Mirco, Lemy, Massimiliano ) so che non dovrò spendere più di 15-20 cordobas, la normale tariffa diurna a Managua per qualsiasi destinazione. Anzi, dovrei anche evitare i tassisti fuori dall’aeroporto e andare direttamente sulla strada di fronte, uscendo dai cancelli, per un taxi dal lato opposto che vada verso sinistra…( verso ovest insomma…).
Ma il buio, e l’impatto così precipitoso ci fanno alla fine cedere a uno di questi che ci conduce nel barrio Martha Quezada per ben 10 $ (ma altri chiedevano fino a 20 $ !!). Dico al taxista di portarci all’hotel Jardin de Italia che però sembra sia chiuso a quell’ora, come peraltro la maggior parte degli hospedajes di Managua. Questo secondo i tassisti furbacchioni…!
Le strade sono deserte e buie, l’illuminazione è ai minimi termini e non c’è nessuna insegna di hotel accesa; come primo impatto Managua mi appare come una città appena uscita da un bombardamento, dispersa in quartieri lontani fra loro, con ampi viali male asfaltati e pieni di buche e fratture che costringono l’autista a continui rallentamenti…
E questa è Managua, la capitale del Nicaragua !
Ma non si può non vedere che ogni casa, palazzo, negozio, ufficio, insomma ogni abitazione è “chiusa” da cancellate, fili spinati, gabbie metalliche cha fanno molto pensare…; sembra che la delinquenza qui sia a livelli insopportabili; o è solo un retaggio degli anni passati ?
Davanti al Jardin de Italia, ci si para davanti un ragazzo che sembra monco; il tassista subito blocca le portiere e tira su i finestrini, suona per svegliare qualcuno dell’hotel, dalla finestrella dietro una grata la signora ci manda al diavolo forse spaventata dal trambusto del taxista e del ragazzo che chiede qualcosa e alla fine si crea la confusione cercata e ottenuta dal taxista ( furbo lui, e polli noi ) che infine riesce a condurci al “suo” hotel, perchè noi ormai siamo stanchi morti, senza voglia di imporre altre soste qui al buio ( non mi raccapezzo dove sono, potrei anche essere altrove…!), di notte, quando tutti dormono e sono “chiusi” dentro.
“Ok, va bene, portaci al Morgut“, dico io, che è vicino al terminal degli autobus per León, visto che tra qualche oretta partiremo proprio per questa cittadina. Il Morgut è un hotel tre stelle, un vigilantes appostato appena dietro la porta finestra vede il taxi fermarsi e allora ci apre; alla nostra richiesta di una camera va a svegliare un signore che dorme profondamente.
Beh, per una camera “doble” con bagno in camera da 40 $ riesco a scendere solo a 35 $ da saldare subito; “porque sono precios impuestos” mi risponde il señor, ma noi dovremo dormire solo per 5-6 ore, presto lasceremo la capitale per dirigerci a León; della televisione non so che farmene, l’aria condizionata che spengo subito perché non voglio ammalarmi il primo giorno ( almeno aspettiamo una settimana…) e poi è rumorosa ( come sempre…). Maurizio accenna che potevamo starcene in aeroporto, e aspettare che faccia giorno….ma sono solo parole così….dette col senno di poi..
Verso le 8.00, lasciamo il Morgut, e in taxi ( costo 14 cordobas=1 “dollarito”…), ci facciamo portare al terminal Israel Lewites, dove c’è anche il mercato omonimo. Prima però passiamo davanti alla cattedrale vieja di Managua, abbandonata e in disuso dal 1972 anno in cui il terremoto rase al suolo Managua. Non ci sono fondi per ripararla, e alcune transenne impediscono di entrarci. Dalla cattedrale, proprio vicino c’è il malecon sul lago di Managua, inquinatissimo e con un susseguirsi di bar e comedores.
Ma il ricordo più grande che vorrei esprimere è la sensazione di “vuoto” che dà Managua, un’atmosfera surreale, quasi da città fantasma, che appare più una periferia continua di una presunta grande città, per giunta capitale.
(Letto 178 volte)


