Cucina - Grecia
a cura dello Chef Phoni Gustavo
Dai tempi di Alessandro Magno in poi, la cucina greca è sempre stata un’arte vera e propria, tanto che i cuochi professionisti sono nati qui e non a caso è stata coniata l’espressione Magna Grecia, gnam gnam. Per ovvi motivi (riassumibili con la frase preferita dai taxisti ateniesi: una faccia una razza) la cucina greca ha molto in comune con quella della terronia italiana e perfino quella veneziana. D’altronde è risaputo anche che i veneti sono i terroni del nord.
La cucina greca, però a differenza della cultura o dell’Inter di Champions, non vive nel passato glorioso, ma anche oggi, per esempio, le più autorevoli ricerche mediche e dietologiche su scala mondiale rivelano che, grazie all’alimentazione con i prodotti genuini della loro terra (verdure, frutta, erbe e piante delle loro montagne come il timo e il basilico), gli abitanti di Creta hanno il più basso tasso di mortalità su scala mondiale per patologie cardiologiche e cancerogene. Peccato solo abbiano un tasso di cretininità vicino al 100%, ma questo è probabilmente dovuto all’uso eccessivo di pongo che viene fatto sull’isola.
Il vostro grasso grosso pasto greco si apre dunque con una serie di antipasti detti mezédes o orektiká, tra i quali spiccano i Dolmádes, involtini o polpettine di carne tritata o di riso avvolte nelle foglie di verza o di vite e poi condite con salsa di uova e limone e i Pitákia, sfogliatine ripiene di pollo, formaggio, carne tritata, verdura, ma ciò che Dudek (espressione locale d’origine turca per indicare qualcosa che fa la differenza) sono le salse: la Taramosaláta, a base di uova di pesce, la Melitzanosaláta, a base di melanzane e soprattutto lo Tzatzíki: yogurt passato con cetriolo, aglio e olio. Lo Tzatzìki è il re degli antipasti e si può mangiare da solo.
Agli antipasti si accompagna un bicchierino di Oùzo, liquore a base d’anice, servito allungato con acqua o ghiaccio) oppure di Tsikoudiá cretese o di Tsípouro. Oùzo che vi sarà particolarmente utile anche nel dopo partita, (mentre all’intervallo invece che bere un tè caldo vi consigliamo una coppa di Retsina, un bianco secco resinato, oppure a scelta del Kokkineli, un vino rosato secco, del Robola di Cefalonia o del Rapsani dal Monte Olimpo): la vostra squadra del cuore ha vinto? Brindate con Oùzo. La vostra squadra del cuore non ha vinto? Consolatevi con un bicchierino di Oùzo. Se l’Ouzo vi fa schifo, e ne avete tutto il diritto, potete ripiegare su del Samos, dolce e affine al Vin Santo.
Ma veniamo al piatto principale: ci sono i Souvlákia spiedini cotti ai ferri e infilzati e soprattutto la Pita Gýros, la versione greca del kebab (ah Istanbul!): carne di vitello condita con Tzatzíki, pomodoro e cipolla, arrotolata all’interno di una Píta, cioè una piadina rotonda. Frequenti sono i piatti al forno, di cui il più famoso è senz’altro il Mousakás, uno sformato di melanzane, patate, ragù e besciamella, simile alle Melanzane alla Parmigiana, meglio se accompagnata da Khoriátiki Salàta, l’insalata alla Greca, con fette di cetriolo, pomodoro e condita con olio extravergine, origano, olive, peperoni, cipolle fresche a fette, e pezzetti di formaggio Féta. La feta è il noto formaggio di capra bianco, a pasta granulosa e di gusto leggermente asprigno che è particolarmente saporito se viene lavorato negli scarpini di Gattuso.
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