Cucina - Bali

a cura dello Chef Phoni Gustavo

Diciamocelo subito: Bali non è sto meraviglioso posto che tutti dicono. E non lo è sia andiate nell’iper turistica spiaggia di Kuta, bella solo al tramonto quando la bassa marea lascia ampio spazio per le passeggiate, o nella più tranquilla Ubud (talmente tranquilla che alle 9 di sera non c’è più niente di niente da fare, du’ ball insomma), venduta come la vera Bali, ma manco a dirlo popolata al 90% da turisti.
Dovunque sarete avrete presto due bali così dalla gente che ogni minuto vi offrirà, insistentemente, qualcosa. Lasciate quindi perdere la leccata Nusa Dua o l’insipida Sanur, vi rimane Dreamland, un posto da sogno sì, ma solo se vi piace surfare. In realtà l’unico modo per godere le bellezze dell’isola è noleggiare un motorino, uscire dalle città e andare in campagna alla ricerca di quei piccoli momenti quotidiani, quei pezzi di trans de vie, che fanno di Bali il meraviglioso posto che tutti dicono.
Nell’assoluta unicità della vita di quest’isola rispetto al resto dell’Indonesia, fa in parte eccezione il cibo. Non c’è molto di autenticamente tipico nella cucina balinese, ma siccome le specialità indonesiane sono da leccarsi i baffi, beh difficilmente potrete andarvene dall’isola e dire di avere mangiato male.

A partire dalla colazione, cosa che inusuale rispetto al resto dell’Asia, viene fornita anche nella più basic delle guesthouse e consiste generalmente in un thermos di the o bali coffee (fidatevi meglio il tè), una bella crêpe e tanta frutta fresca. Tra le specialità endemiche, la più rinomata è il salak, marrone fuori e dalla succosa polpa bianca all’interno, like a pear-like flavor.
Il posto dove consumare il pranzo sono i warungs, quei carrettini a 3 ruote spinti a mano da ragazzi, che vengono chiamati dai locali kaki lima, che significa 5 gambe. Qui se volete andare sul sicuro chiedete il piatto nazionale indonesiano, il nasi goreng, riso fritto con pezzi di carne trita, gamberetti e uova, oppure gado-gado, che oltre ad avere un nome ganzo è più nutriente, essendo un’insalata (javanese) di patate e verdure varie, affogata in salsa d’arachidi.
Sfiziosi anche i satè, carne (generalmente pollo), marinata e grigliata e impalata in spiedini di palma di cocco, grigliata davanti ai vostri occhi e pucciata in una salsa d’arachidi piccante. Il satè balinese è generalmente fatto con l’aggiunta di cocco gratinato.
Per merenda dovete provare finalmente qualcosa di tipico, uno snack chiamato tupac. Trattasi di riso in con tofu, spinaci e l’immancabile salsa d’arachidi, impacchettato in foglie di cocco.
A cena è finalmente arrivato il momento di degustare le vere specialità locali. Sono due quelle che non si possono perdere: il Babi Guling e il Bebek Betutu. La prima è un maialino da latte grigliato che richiede una lunga preparazione, tanto che va ordinato un giorno prima, mentre il Betutu altro non è che l’anatra marinata con differenti erbe e spezie, chiusa in foglie di banano e cucinata a fuoco basso.

Altre specialità sono il Lawar, maiale con cocco e spezie varie, che se vedete particolarmente rosso significa che è stato preparato usando sangue fresco e l’Ayam batutu, pollo ripieno alla griglia, servito con verdure, tapioca e l’onnipresente noce di cocco. E per dessert Bubuh Injin, riso glutinoso, servito caldo in salsa dolce di palma da zucchero e crema di cocco.

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Postato il sabato, giugno 16th, 2007 alle 07:35 in Numero 1, Numero 5, Trip-Asia, Trip-Bali, Trip-Cucina. Segui le risposte con RSS 2.0 feed. Puoi rispondere , o trackback dal tuo sito.

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