Cartolina dal Paraguay
Ci si può fare l’idea di un paese in un giorno e mezzo? Difficile, ma nel caso del Paraguay, forse più facile che altrove. Perchè è difficile trovare un immagine più emblematica delle baracche che sorgono tra l’edificio governativo nella piazza principale di Asunciòn, di fronte alla sede centrale della Polizia e il Rio Paraguay. Asunciòn dove ci sono 24 gradi alle 11 di sera a inizio primavera e l’umidità è insopportabile quasi quanto i mosquitos. Dove se esci a passeggiare la domenica sera in centro l’unica opportunità di svago è il puttan tour. Il quale è più piacevole (e sicuro) se fatto in compagnia di una puttana vera, che casualmente se la fa con il ragazzo che lavora nell’albergo e si ferma a salutare le amiche colleghe, le quali ci spiega, non possono muoversi dal loro angolo, pena l’accoltellamento . Quel che rende caratteristico il quadro è che ad ogni angolo c’è un poliziotto in divisa, il quale il più delle volte tiene compagnia alla ragazza che aspetta i clienti.
Ci capisci ancora di più se hai la fortuna che l’unico altro cliente dell’albergo è un italiano giramondo da ventanni, che ti racconta che la notizia del giorno qui in Paraguay è che hanno beccato il Presidente a giro con una Mercedes rubata! Il Presidente, dico!
A parte questo l’esperienza in questo paese dimenticato da dio e dai turisti, e quindi particolarmente interessante, è stata condita da un ingresso backpacker old style: infatti la domenica non ci sono bus che attraversano la frontiera, per cui sono arrivato fino al confine di Clorinda, da li ho attraversato a piedi il confine in compagnia di una vecchia paraguayana emigrata, con cui ho cambiato i soldi dai cambisti “in nero” (100 argentinos, 170.000 guarani, 25 euro che mi sono bastati e avanzati per il mio giorno e mezzo di permanenza) e sono salito sul bus pubblico diretto alla Terminal di Asunciòn. Dove un viaggio in bus di 350 km fino a Ciudad de l’Este costa 40.000 guarani (5,5 euro circa), esattamente quanto una corsa in Taxi dal Terminal al centro città.
Nel viaggio in bus attraverso il paese ho trovato un paesaggio dominato dalle tonalità del verde dei campi a cui facevano da contrasto le vacche stranamente smunte e smorte, nonostante l’enorme quantità di pasto a disposizione.
E dulcis in fundo, l’uscita attraverso la triplice frontiera. La triplice frontiera è composta dal passaggio tra Ciudad de l’Este, Foz de Iguazù (Brasile) e Puerto Igazù (Argentina), famosa per l’incredibile contrabbando di merci tra le prime due località, aiutato dal fatto che praticamente non esistono controlli. Io l’ho passata in taxi in compagna di un colombiano dal passaporto americano terrorizzato dal fatto di dover pagare 70 dollari di Visa solo per essere entrati transitati dal Brasile per una corsa di 10 minuti in auto. Ma gli è andata bene: perchè nè all’ingresso nè all’uscita di Foz nessuno ci ha chiesto nulla. Per cui tecnicamente, non siamo mai stati in Brasile. Il fatto è che neppure alla frontiera paraguayana ci hanno vidimato il passaporto, per cui anche se abbiamo il visto di ingresso in Argentina, ufficialmente non siamo ancora usciti dal Paraguay. Chissà un’altra metafora per indicarci che quanto visto in un giorno e mezzo comunque non ce lo leveremo dalla testa.


