Cucina - Thailandia - la Frutta
a cura dello Chef Phony Gustavo
I frutti thailandesi
Nonostante il nord sia una regione stupenda (e la cucina regionale più rinomata, l’Isan, viene proprio dalla zona del Nord-est al confine col Laos) e Bangkok una città che, per quanto spaventosamente caotica e occidentalizzata, conservi ancora un indubbio fascino, la Thailandia, prima e dopo la mappa che Leonardo Di Caprio trova in Khao San Road, è soprattutto la regione di The beach. E la spiaggia con l’immagine di voi spaparanzati su un chioschetto lentamente succhiando dalla cannuccia l’acqua direttamente dal cocco o il succo di qualche frutto strano. Un’immagine che si ripete identica con mille variazioni: same same, but different.
Prima di arrivare alla frutta però dobbiamo citare qualche altra specialità da provare assolutamente: Pad Thai, Som Tom, Laab, Gai Yang. Non c’è tempo per spiegazioni ordinateli e basta, perchè, finalmente, siamo alla frutta. Oltre ai comuni Cocomero (il cui nome thai è Taeng-mo, ma soprattutto il nome scientifico è Citrullus Volgaris), Ananas (Sapparot) e agli esotici ma ormai sdoganati Litchi (Lin Chi), Mango (Ma Muang) e Papaya (Ma-la-ko), potrete fare la conoscenza di forme, colori, sapori e odori che voi occidentali non potreste immaginare.
Per esempio in Thailandia potrete trovare il frutto più puzzolente del mondo: non è il
Phutsa (nome thai per indicare il jujube o zizyphus mauritiana), che ad essere sinceri non abbiamo la minima idea di come sia fatto, bensi il Durian (nome scientifico Durio Zibethinus). Il durian è talmente maleodorante che è stata emanata una legge per cui è legalmente vietato consumarlo in un mezzo di trasporto pubblico. Oltre che moralmente criminoso dimenticare i suoi resti nel vostro bungalow, pena sopportare un tanfo insopportabile per giorni. Pare funzioni però per tenere alla larga le simpatiche bestioline che i locali amano degustare al night market.
Il sapore del durian invece, nonostante una vaga reminiscenza di big bubbles, non è male, certo niente a che vedere con il Rambutan (nome thai Ngo, nome scientifico Nephelium Lappaceum), il nostro frutto thai preferito. Il rambutan, che potete contemplare nella foto quassù, si presenta bene con quei suoi fiori e la buccia rosso vivo, ma è la polpa bianca, dolce, fresca, tutta da succhiare, che fa la differenza. Simile al Rambutan, almeno nel nome, c’è il Mangostan (Mang Kut): più impressionante da vedere, ma non così buono.
Delicatissimo è il gusto della Rose Apple (Chom-Phu), tutti da scoprire - anche per noi - il Lanzones (Lang-sat), il Longan (Lam-Yai) e la Sapodilla (La-mut). Poi c’è il Guava, il cui nome Thai è Farang, curiosamente la stessa parola con cui vengono indicati, non sempre amichevolmente, gli stranieri. Popolarissimo infine è il Jack Fruit o frutto della passione (Khanun in thai, ma forse voi siete più avvezzi al nome infertogli dai cultori della materia: Artocarpus Heterophylus). Da non confondere ovviamente con il frutto del peccato, dai cui semi nascono le cose più disparate. E disperate.
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