Phi Phi, la fine di un sogno

Agosto 2005. Un anno e mezzo dopo lo Tsunami, di volontari venuti sull’isola di Phi Phi a dare una mano ce ne sono parecchi. E’ stato ormai ricostruito tutto l’essenziale, per cui la maggior parte di loro si limita a pulire la spiaggia. Fa uno strano effetto stare sdraiati sulla magica baia di Ton Sai e vedere che ci sono più persone in piedi a raccogliere sporcizia di quelli come me che si limitano a farsi incantare da quella striscia di sabbia bianca, circondata da verdi promontori e acque turchesi.
Tra la gente locale, anche se i confini tra il ricordo della tragedia e lo sfruttamento turistico sono labili (ogni giorno si organizzava uno “tsunami tour, con visione di filmato amatoriale di quella mattina del 26 dicembre, e le testimonianze in tutta l’isola erano fin troppo abbondanti e particolareggiate), respiravi aria di ottimismo e voglia di ricominciare. Prima dello Tsunami Phi Phi era diventata un posto di lusso, ma adesso bisognava riportare i farang sull’isola per cui i prezzi erano di nuovo più che accessibili.
Dei tre mesi passati in Asia nell’estate 2005, i cinque giorni passati a Phi Phi furono senz’altro i più belli. Ricordo di un tramonto visto da quel reggae bar sulla spiaggia, con i resti di un veliero come tavolo, in cui non smettevo di ritirare fuori la videocamera per catturare i colori e l’atmosfera che ti lasciavano letteralmente senza fiato.

Marzo 2007: quel reggae bar non c’è più, e con lui è sparita tutta la magia e la bellezza dell’isola. Ormai non c’è più un angolo di Ton Sai in cui non hanno costruito o stanno costruendo qualcosa. Tutto costa carissimo (ok siamo in alta stagione, ma lo stesso posto che offriva una camera a 500baht adesso te ne chiede 1100). Non c’è più nessuno a pulire una spiaggia sporca e improvvisamente banale, punteggiata dai lettini e seppur non affollata come può essere Patong, tutt’altro che pacifica e rilassante. Mettici che arrivo in giorni marcati da piogge monsoniche fuori stagione e pure l’acqua è sporca ai limiti del disgustoso.
L’ostilità dei thai che lavorano qui la percepisci immediatamente. Sarà perchè sono stanchi, visto che siamo alla fine dell’alta stagione, ti viene da pensare. Poi, quando hai la fortuna di parlare con quelli che ne hanno voglia, scopri la verità. Non sono solo stanchi, sono soprattutto incazzati al sangue, perchè dei tanti soldi che hanno mandato qui hanno visto solo briciole. Perchè hanno continuato a costruire e adesso tutto è ipersfruttato e insostenibile. E i costi lievitano e loro sono costretti ad aumentare i prezzi. E peggio di tutto questa folle e cieca corsa ha portato al prosciugamento dell’acqua fresca, la risorsa più preziosa dell’isola.
In questo momento l’acqua è il più serio dei problemi, quello che ti fa seriamente temere che il futuro dell’isola è segnato: esclusi pochi esclusivi resorts, la maggior parte di chi soggiorna sull’isola è costretta a lavarsi con acqua di mare impercettibilmente purificata. Vorrebbero andarsene, ma si sono indebitati con la loro attività per anni e la maggior parte di loro non può. Nel frattempo il denaro necessario per stare qui non è più a portata delle tasche di un backpacker, e l’affollamento fa scappare chi può spendere, ma cerca posti più tranquilli o modaioli. E’ una spirale dalla quale non si riesce, per ora, a vedere via d’uscita.

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Postato il Giovedì, Giugno 14th, 2007 alle 05:27 in Trip-Asia, Trip-Thailandia, Numero 4. Segui le risposte con RSS 2.0 feed. Puoi rispondere , o trackback dal tuo sito.

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