Maschere: non solo Dogon
Uno degli aspetti che più colpiscono dell’Africa è sicuramente il suo misticismo, la sua spiritualità espressa nelle forme più svariate come danze, canti e opere artistiche. Ogni regione ed etnia si distingue per una varietà di rappresentazioni incredibile ed una delle più conosciute è senz’altro quella delle maschere Dogon, nelle regioni meridionali del Mali. Ma dal popolo Dogon molti altri vicini si sono ispirati, come nel confinante Burkina Faso, in particolare nella regione di Bobo Dioulasso dove prevale il gruppo etnico proprio dei Bobo.
I riti delle maschere sono spesso associati a riti funebri che si svolgono normalmente nei mesi di marzo-maggio prima dell’inizio della stagione delle piogge e quindi dell’inizio del lavoro nei campi.
In questi momenti tutto il villaggio, specialmente gli uomini, è radunato e può partecipare. Ogni villaggio ha naturalmente le sue particolarità e varianti anche a seconda della popolazione e delle etnie che la compongono.
Normalmente le cerimonie si svolgono in più fasi e sono delle grandi feste. Durante la prima parte gli abitanti si radunano in due-tre punti “sacri” per tradizione dove le maschere arrivano e danzano, con movimenti roteanti, seguendo tradizioni centenarie e celebrando l’anima dei defunti. I balli sono accompagnati da strumenti tradizionali, spesso tamburi e percussioni e gli spettatori lentamente si lasciano coinvolgere nel ballo, spesso corroborati da pesanti bevande a base di miglio rosso (con un tasso alcolico dai 12 ai 18°C) e lanciandosi in salti, roteando arnesi di lavoro, tirando terra in aria.
Lo spettacolo è coinvolgente ma non tutte le donne del villaggio sono ammesse a vederlo, mentre sono invece ben accolti gli stranieri, salutati con molto rispetto.
Dopo la processione delle maschere ci si introduce al rito funebre in maniera del tutto particolare. Una staffetta lungo il centro del villaggio tra le ultime due promozioni (le “leve” di giovani che vengono “iniziati”) dove il testimone è un bastone che rappresenta le anime dei defunti. Chi vince naturalmente può “sfottere” gli altri per il resto dell’anno, alla faccia delle anime dei defunti.
Il rito funebre vero e proprio infine si svolge in breve tempo. Gli uomini del villaggio si radunano in centro intorno ai punti dove hanno danzato le maschere e dove sono piantati i “testimoni” delle anime dei morti. In poco tempo le richieste sono fatte ed ognuno può rientrare in famiglia per festeggiare.
Ultimamente questi riti sono stati (s)travolti dal turismo e sono resi sempre più commerciali e alla portata delle tasche degli ignari vacanzieri. In particolare a Bobo Dioulasso, seconda città del Burkina e centro culturale del paese, è possibile assistere a questi riti su prenotazione, basta lasciare una lauta mancia.
Inutile dirlo che con la tradizione c’è ben poco a che fare e per esaltare il mito di questi riti anche i giovani locali si stanno lasciando andare ad esaltazioni folli.
In alcuni quartieri della città queste cerimonie sono diventate sanguinarie, con notti di botte e bastonate a temerari che osano avvicinarsi troppo e che, a sentire le nuove maschere, secondo la tradizione non hanno nemmeno il diritto di lamentarsi.
Comunque se avete l’occasione di poter assistere ad uno spettacolo delle maschere fatelo perchè vi farà capire molte cose sull’Africa ma siate sempre discreti e mai invadenti e cercate sempre di essere accompagnati da qualcuno di fidato che vi saprà spiegare ogni particolare della cultura e tradizione locale.
Di El Cujo
(Letto 845 volte)





