Tsunami in Thailandia 2 anni e mezzo dopo
Il tempo è passato e l’acqua delle onde si é ritirata da molto tempo.
Anche “l’occhio del mondo”, le televisioni, si é diretto su altri scenari.
Ma la gente dello tsunami come sta? Volevo vedere e sono tornato a Kaho Lak, Thailandia del Sud, il luogo dove più persone sono morte.
Ci ero già stato a portare gli aiuti, allora c’erano i campi profughi e i cadaveri pieni di acqua ancora in giro.
Ero poi tornato qualche mese dopo, quando le cose si stavano rimettendo a posto, ma le ferite erano ancora visibili.
E oggi?
Arriviamo a Khao Lak in una giornata piovosa e ci sistemiamo in una Guest House a 3 km dalla spiaggia.
Prendiamo una stanza (al primo piano) dalla cui finestra vedo il simbolo dello Tsunami a Khao Lak: la nave della polizia ancorata ai piedi della collina.
L’hanno lasciata lì e ne hanno fatto una specie di museo.
C’é una placca commemorativa e nient’altro, ma la sola posizione della nave in mezzo agli alberi, a quasi 4 km dal mare, é sufficientemente evocativa.
Ogni tanto passa un bus di turisti. Si fermano, fanno qualche foto e ripartono.
Stanno facendo lo Tsunami Tour.
Vado verso la spiaggia e la prima cosa che noto é un palo.
C’é scritto “Tsunami Dicembre 2004, 3 metri”. A pochi passi un altro cartello “Tsunami evacuation route” con una mappa che indica verso dove scappare in caso di Tsunami.
Ci sono vari altri cartelli in direzione della spiaggia, con il livello che aumenta costantemente.
L’ultimo indica 10 metri.
Guardo in alto e cerco di immaginare 10 metri di onda.
Raggiungo la spiaggia.
Ci sono dei bagnanti, qualche bar e un paio di resort completamente nuovi.
Guardo le onde.
La spiaggia é bella, lo tsunami sembra una leggenda di 100 anni fa.
Il giorno dopo prendo un motorino e vado a visitare i campi profughi.
Ora ci sono delle case in legno, la maggior parte rialzate come delle palafitte.
Sembra tutto a posto.
Anche il villaggio che stavano costruendo vicino alla strada é terminato.
Al Tsunami Volonteer Center ci sono solo degli operai. Leggo i volantini sulla bacheca e sembra che i vari progetti vadano avanti. Sono in maggior parte dedicati ai bambini orfani.
Vicino alla spiaggia trovo dei bungalow e un ristorante.
Non sono stati praticamente toccati da quel giorno.
Entro e cammino un pò in giro. Mi ricordo le sensazioni che provai la prima volta, in mezzo a tutta quella distruzione.
Il gestore della Guest House ci dice che la maggior parte della gente ha lasciato la zona, per paura di un altro tsunami. Soldi e aiuti dal governo se ne sono visti pochi.
Certo, i soldati hanno costruito delle case di legno in giro, ma chi ha perso un’attività, lui per esempio aveva un’agenzia turistica, non é stato aiutato a rimetterla in piedi.
Resto qualche giorno, ad osservare e cercare di capire. La gente non ne parla con noi.
Chi é rimasto non lo vuole certo evocare.
Di Tripluca
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