Val di Senges e Lago Selvaggio (Italia nascosta)
La Val di Senges è un angolo d’Italia molto suggestivo e lontano dal turismo di massa: una giornata di trekking che ci permetterà di scoprire tutta la Val di Senges fino ad arrivare al Lago Selvaggio.
Ci troviamo nel nord della provincia di Bolzano, a pochissimi passi dall’Austria. In questa zona di confine la maggior parte della gente è di madrelingua tedesca e come è facile immaginare, tutti i luoghi, originariamente furono battezzati in lingua tedesca: “Sengestal” e “Wildersee”. Si tratta di una precisazione molto importante in quanto capiterà spesso di trovare indicazioni sui sentieri in una sola lingua. Per raggiungere la Val di Senges è necessario viaggiare sull’autostrada A22 in direzione Brennero e imboccare l’uscita di Vipiteno. Prendere la statale SS12 in direzione Bolzano per circa 4 km e raggiungere il paese di Campo di Trens(“Freinfeld”). Appena usciti dal paese è necessario svoltare a sinistra seguendo le indicazioni “Sengestal”. La strada asfaltata è molto stretta e sale tortuosamente per circa 7 km. Appena usciti dal bosco si raggiunge il borgo di “Flans” (nessuna indicazione ci avverte di ciò!), composto da sette masi nei quali i contadini vivono producendo latte di mucca. E’ necessario seguire la strada asfaltata per altri 200 metri, fino al termine e poi imboccare lo sterrato che in 2 km di leggera discesa ci porterà al parcheggio. Qui la strada si chiude e l’accesso ai veicoli motorizzati è consentito solamente alle guardie forestali e ai contadini (proprietari dell’intera vallata).

Siamo ad inizio valle e l’ascesa inizia seguendo le indicazioni per “Simile Mahdalm”, l’unico rifugio della zona aperto al turismo. Al termine della nostra camminata avremo percorso tutta la valle e superato due valichi. Il sentiero è largo ed
estremamente sicuro, ma a tratti è molto ripido e faticoso. Non ci sono possibilità di errore per circa 1 ora e 30
minuti. La strada sale costeggiando il torrente che scende sulla nostra destra, si attraversano diversi tratti di bosco e alcune zone adibite al pascolo del bestiame. L’intera vallata da giugno ad ottobre è sfruttata come pascolo e quindi è molto facile incontrare vacche e cavalli avelignesi in completa libertà. Nel pieno dell’estate da luglio ad agosto il pascolo è situato in alta quota (fino a 2.500 metri), mentre nei mesi di giugno e settembre le mucche sono fatte scendere fino a 2.000 metri. Infine ad ottobre trascorrono solo poche settimane a quota 1.600 metri per poi tornare nelle stalle di fondo valle e ricominciare a produrre il latte per i consorzi provinciali.
Al termine di questo primo tratto raggiungiamo il rifugio “Simile Madhalm” nel quale potremo fare una sosta e rifocillarci prima di intraprendere la parte più bella e faticosa del nostro trekking. Oltre a tale rifugio, sul versante opposto delle valle, si può intravedere un’altra malga privata nella quale per il solo periodo estivo vivono alcuni allevatori: senza elettricità, senza servizi igienici e qualsiasi comfort tipico della società moderna. Dal rifugio partono svariati sentieri che portano tutti al Lago Selvaggio. Il sentiero è molto bello e senza nessun pericolo, presto la vegetazione si dirada e intorno a noi troviamo solo prati d’erba e rocce. Il silenzio è interrotto solamente dai nostri passi, dalle campane delle mucche che continuano a farci compagnia e dai fischi delle numerosissime marmotte che abitano la zona: sicuramente faremo qualche incontro ravvicinato con questi simpatici roditori d’alta quota.
Il sentiero prosegue verso l’alto e ci troviamo di nuovo nei pressi del torrente iniziale che andiamo a guadare. Più si va in alto, più lo scenario è incantevole, intorno a noi ci sono solo montagne. E’ fondamentale fornirsi di un binocolo per avvistare i numerosi camosci che abitano la zona. Se si è molto attenti li si può scorgere tra le rocce oppure sulle cime delle montagne. Se si cammina in silenzio a volte si può essere molto fortunati e trovare qualche camoscio a pochi metri dal sentiero. Capita di rado di sentire degli spari: la zona è anche riserva di caccia e alcuni cacciatori del luogo pattugliano la zona; ogni anno è concesso l’abbattimento di un numero predefinito di capi. Le guardie forestali si occupano di vigilare la zona e controllare che non ci siano infrazioni.

Il sentiero sale con costanza verso l’alto, e dopo circa 3 ore di cammino dal rifugio siamo in cima alla montagna. Un piccolo cancello di legno ci avvisa che stiamo per uscire dalla Val di Senges, stiamo quindi entrando dentro la proprietà di un altro contadino e sotto la giurisdizione di un altro comune. A questo punto siamo a circa 2.500 metri di altitudine, intorno a noi
sarà molto facile trovare banchi di neve perenne e piccoli laghetti. Spesso è possibile incontrare falchi e aquile sopra le nostre teste e molto facilmente è possibile trovare piume di questi rapaci in mezzo all’erba. Sicuramente un souvenir d’eccezione.
Lo scenario è incredibile.
Intorno a noi possiamo godere di una vista a 360°, le nuvole e il cielo sovrastano i picchi delle montagne. La sola cima più in alto di noi è la Cima Croci (“Kreuzhuette”), una delle poche montagne della zona a superare i 3.000 metri, raggiungibile da questo punto. Siamo a pochi metri dal valico, il punto più alto della nostra escursione giornaliera (2.700 metri circa). Qui siamo nel silenzio assoluto, è quasi incredibile pensare a smog, auto, rumori cittadini, ecc. Solo provando certe emozioni si può capire quello di cui parlo. Pochi metri più avanti si inizia a sentire il vento e lo scroscio dei torrenti che si buttano nel Lago Selvaggio. La vista toglie il fiato, un lago di un azzurro intensissimo è circondato dalle montagne. Intorno non troviamo nulla, solo pareti rocciose o ripidi pendii di ghiaioni instabili. L’acqua è gelida, ma i numerosi torrenti sono un ottimo punto per riempire le borracce. Tutto intorno a noi è la natura più selvaggia e incontaminata e la cosa più interessante è che nelle giornate di maggiore afflusso, difficilmente ci saranno più di sei o sette persone intorno al lago. Non ci resta che stenderci al
sole, gustarci il panorama, ascoltare il silenzio che è intorno a noi, e ammirare le marmotte o cercare di pescare alcuni degli enormi pesci, ghiotti di pane, che popolano il lago.

Ricordandoci di rispettare la natura di questo paradiso naturale, di portare tutti i rifiuti con noi, di avere sempre la massima
prudenza e portare vestiti caldi e impermeabili perché in montagna il tempo cambia molto velocemente.
Giò
www.gioadventures.com
(immagini tratte da gioadventures.com)


