La casa degli spiriti di Isabel Allende

La casa degli spiriti di Isabel AllendeEcco un libro che “sa” di Sud America, di famiglia, di amore, di dittatura, rivolta e storia. Si tratta di un romanzo a metà tra realtà e fantasia ambientato in America Latina nel secolo da poco finito, un periodo lungo con generazioni che si succedono come i fatti storici. Una breve nota sull’autrice:
Isabel Allende è nata a Lima e vissuta in Cile fino al golpe di Pinochet, quindi si è trasferita in Venezuela e Stati Uniti. Questo è il suo primo romanzo.
Lo stile narrativo è particolare e non di facile lettura all’inizio.
Grossi balzi tra un periodo e l’altro e molte pause per descrivere fatti semplici, a volte senza significato, che sono usati per dettagliare i personaggi. Proprio il numero dei personaggi coinvolti colpisce, perchè la protagonista è un’intera famiglia che attraverso più generazioni si trova ad affrontare situazioni mutevoli, sconvolgimenti storici ed
esprime tutto l’amore che il popolo latino è capace di provare.
A farla da padrone sono 4 donne, ognuna con il suo segno distintivo ma tutte unite da un profondo legame spirituale
oltre che sanguineo. Nivea è la capostipite della famiglia. Da Nivea nasce Clara che sin da piccola mostra capacità spiritistiche e viene etichettata come maga e strega.
Una donna con un senso familiare immenso, legata ad un marito iracondo (esattamente l’opposto di lei) e che sente di dover assistere nella follia come assiste i più miseri
della città. In seguito giunge Blanca, passionale, coraggiosa nel seguire l’amore trovato in un ragazzo proveniente da una famiglia di umili radici; amore che culminerà in Alba, ultima della famiglia, anch’essa costretta ad un amore impossibile con un giovane militante rivoluzionario che la
sacrificherà per la lotta sociale.
Dietro al romanzo si celano molti elementi tipici del popolo latino: dalla magia all’amore passionale e alla sofferenza delle metropoli dei grandi contrasti sociali. Leggendolo
molte volte ho avuto un urlo soffocato in gola per le forti emozioni lasciate a metà. La gioia è sempre avvicinata, sperata, raggiunta per un soffio dopo innumerevoli fatiche
ma sempre qualcosa o qualcuno si oppone. Alla fine del libro ho ripensato al continente ora e mi è rimasto un po’ l’amaro in bocca per le grandi ingiustizie che ancora lo contraddistinguono.
Dal libro però ne ho tratto una grande volontà.
Non sono mai stato in Sud America, ora è il momento!

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Postato il Sabato, Maggio 6th, 2006 alle 18:27 in Trip-Recensioni, Numero 2. Segui le risposte con RSS 2.0 feed. Puoi rispondere , o trackback dal tuo sito.

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