AMAZZONIA, Viaggio dall’altra parte del mare

AMAZZONIA, Viaggio dall’altra parte del mare.di Yurij Castelfranchi, Editori Laterza, euro 9, 228 pagine, anno 2004

Yurij Castelfranchi è un fisico teorico e divulgatore scientifico che da dieci anni viaggia in Sud America.
Il suo libro non è un vero e proprio diario di viaggio né un testo giornalistico, ma è un misto di tutto ciò, è la storia che ha raccolto in dieci anni di viaggi solitari.
Un giovane laureato in fisica vola in Brasile per tornare in Amazzonia, un luogo che sente ormai un po’ come una seconda casa e che l’ha cambiato molto, il suo “paradiso
malarico a latitudine zero”.
Nell’immaginario dei paesi del nord del mondo la foresta amazzonica è sempre stata fin dai tempi della sua scoperta un luogo simbolo, nel quale trovano collocazione mitologie antiche, dai giardini dell’Eden all’Eldorado, e sensi di colpa moderni, il “polmone verde” distrutto dalla tecnologia e dal mercato.
L’Amazzonia di Castelfranchi invece è molto più di tutto ciò, è la foresta pluviale più grande al mondo raccontata attraverso le storie dei suoi abitanti - indios, cercatori d’oro, contadini, militari, proprietari terrieri, funzionari delle agenzie governative che dovrebbero difendere ambiente e indios, seringueiros (raccoglitori di gomma) è un mondo dalla natura bellissima e lisergica ma in cui è difficile vivere. Spesso sono storie di corruzione e di ingiustizie, in cui la violenza cancella ogni diritto alla vita, ma sono anche le storie di chi cerca un futuro degno per se stesso e per la propria terra.
Il suo percorso attraverso il Brasile comincia a Rio de Janeiro e prosegue in quattro aree principali: la megalopoli di San Paolo, le cascate di Foz do Iguaçù e il Mato Grosso del Sud; Belem e Manaus, le antiche capitali della gomma, e il parco del Jau, dove i caboclos (popoli meticci dei fiumi d’Amazzonia) e i responsabili del parco cercano di collaborare per trovare una forma di sviluppo economico sostenibile;
Roraima, lo stato tra i più indigeni e i più razzisti dove Yurij, coinvolto in una specie di spy story più grande di lui, si sente uno scemo e si vergogna, e infine la Rondonia, la regione simbolo della deforestazione in cui ancora sopravvivono dei popoli non-contattati, indios che non hanno mai avuto o hanno sempre rifiutato ogni relazione con i bianchi.
E’ scritto sotto forma di una raccolta di e-mail (roSpobLu a queridos) alternate a diari quotidiani, note, interviste e dati che raccontano, a chi sta dall’altra parte del mare, la foresta e i pensieri di un viaggiatore che cerca di capirla.
E’ un bel racconto a volte divertente a volte commovente, ben documentato dall’inchiesta sul campo, lo studio dei dati e la conoscenza del retroterra culturale e politico.

TRATTO DAL LIBRO

L’ostello è in realtà un dormitorio per ragazzi che vendono agua de coco in spiaggia. La mia stanza ha la serratura spezzata e dentro siamo in quattro. La puzza è sorprendente, tanto più quando vado per aprire la finestra e vedo che è già spalancata. Lo strato che ricopre il mio materasso non avrebbe potuto immaginarlo un regista splatter.
Ipocondriaco, affitto due paia di lenzuola e ci apro sopra il sacco a pelo. Corro a prendere un boccone: mi rapinano fuori o mi rubano tutto in stanza, o entrambe le cose?
Torno incolume e mi butto sul letto rassegnato a una notte pessima. Arriva il coinquilino del letto di sotto: un gigante sui vent’anni. Guarda curioso i miei zaini. ”Sei gringo?” ”Italiano.””E sei solo?”Riannuisco, preoccupato. Mi guarda. Lo guardo. Silenzio. Ha un cappello di paglia, una canottiera pulita e stirata da cui prorompono pettorali firmati Terminator. Si gira. Apre la sacca. Sfila rapido una cosa nera e me la punta addosso. Mi si blocca il respiro. “Se stai solo e vuoi sentire un po’ di musica” dice serio “te lo lascio qui. Io esco a mangiare.” La cosa nera è un mangianastri con cuffia. Benvenuto in Bra, gringo fifone.

Di Mary

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Postato il Sabato, Maggio 6th, 2006 alle 18:15 in Trip-Recensioni, Numero 2. Segui le risposte con RSS 2.0 feed. Puoi rispondere , o trackback dal tuo sito.

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