Argentina Oscura, intervista con Maria Elisa Lardini, Madre de Plaza de Mayo

Vuole raccontarmi la sua storia ?
“La mia storia è uguale a quella delle altre madri di più di trentamila desaparecidos.
Perchè in Argentina “scomparvero” trentamila persone. Tutto ciò ad opera dei militari che, con l’appoggio della Chiesa cattolica e delle multinazionali, desideravano
imporre un piano di fame e miseria.
Nel 1975 la dittatura era presente in Cile, Bolivia, Paraguay, Brasile, Uruguay… mancava l’Argentina.
Le organizzazioni popolari, nelle quali operavano la gran parte dei ragazzi che disapareceron, lottavano per impedire che questo progetto venisse portato a compimento.

Che desideravano i ragazzi?

Un cambio, che tutti potessero avere diritto ad un lavoro, alla salute, alla possibilità di alimentarsi; sono diritti umani ed il primo dei diritti umani è il diritto alla vita, che a loro
fu negata.
Il 24 Marzo del 1976 si installò, con un golpe, il governo militare di Videla. Il progetto dei militari era quello di far scomparire i giovani pensanti. Già nel 1975, sotto il governo di Isabel Peron, un gruppo armato rivoluzionario che agiva nella provincia di Tucuman (l’operativo indipendenza) venne attaccato e bombardato con bombe al fosforo
illegali. Tucuman fu distrutta, famiglie intere scomparvero.
Quando i militari presero il potere le organizzazioni armate di resistenza
già non esistevano più, eliminate.
A Buenos Aires e nella provincia erano presenti militanti politici che non appartenevano alla lotta armata, essi desideravano un cambio nella società, reclamavano diritti, una rivoluzione non con armi alla mano ma, bensì, culturale”.

Come e perchè nacque l’associazione “Madres de Plaza de Mayo”?

La prima azione della dittatura militare fu di perseguitare i militanti politici. Me llevaron (mi portarono via) due figli, ad un’altra madre due, ad un’altra uno, a quell’altra tre, etc. etc.
Dunque che potevamo fare? Inizialmente ci rivolgemmo alle associazioni che, in quel tempo, si occupavanodi tutelare i diritti umani (“lega per i diritti umani” e “assemblea
permanente per i diritti umani”) che ci ricevettero e ci parlarono di politica ; gli dicevo, io voglio sapere dei miei figli, non voglio fare politica… non ci ascoltavano.
Venimmo a conoscenza di un gruppo di donne che si riuniva in Plaza de Mayo per chiedere dei propri figli scomparsi. In quella piazza trovammo affetto, comprensione, tutte avevamo lo stesso dolore e fu facile intendersi. Ero disperata, piangevo molto, una delle madri mi disse di non piangere, perchè tutte sentivamo lo stesso dolore, e fu così che trasformammo quel dolore in lotta.
In questo modo iniziò a formarsi l’associazione. Non avevamo un luogo fisico nel quale riunirci, ci si incontrava nei cafè, sempre con molta paura perchè la polizia ci spiava (tre delle madri fondatrici furono rapite ed uccise in uno dei famigerati “voli della morte”). Camminare a due a due nella strada era consentito, se eri già un gruppetto di tre “te llevavan” (ti portavano via).
Incominciammo a camminare in circolo in Plaza de Mayo ma, all’inizio, non avevamo nemmeno la capacità di presentare un habeas corpus (documento giuridico nel
quale si presenta denuncia e si chiedono informazioni su una persona scomparsa), di scrivere una lettera ad un ambasciatore, ad un vescovo… scrivemmo ad ottanta vescovi e solo due ci ricevettero e ci diedero sostegno”.

Vi rivolgeste all’allora nunzio apostolico Pio Laghi?

“Pio Laghi… sapete quel che fece? Era il nunzio apostolico e quando fummo a Lujan (meta di pellegrinaggi giovanili), al momento della comunione, quando gli dissi che ero venuta “a pedir” (chiedere, reclamare) per i miei figli desaparecidos Martin e Horacio mi negò la comunione togliendomi l’ostia dalla bocca.
Ora, quando in Italia divenne uno dei papabili, fummo noi madri che presentammo una documentazione sulla sua condotta durante il regime tale da rendere impossibile una sua elezione.
Il successivo nunzio apostolico, al quale scrissi tre lettere dicendogli che avevo perso la fede in Dio perchè la Chiesa non ci aiutava, mi rispose che non dovevo perdere la fede, che dovevo starmene in casa a recitare il rosario, piangere e pregare per i miei figli.
Ci volevano silenti”.

Madri di piazza de Majo

Quale fu il primo atto pratico delle Madri?
“Il 30 Aprile del 1977 quattordici madri scrissero… che ingenue, che illuse… una lettera a Videla, all’assassino numero uno… ovviamente nessuno rispose. Scrivemmo lettere anche al Papa ma, ugualmente, non ricevemmo mai risposta e, nel 1982, quando venne in Argentina, diede la comunione a tutti agli assassini ed a noi no”.
Come nacque l’idea del famoso panuelo” (fazzoletto) che contradistingue le Madri?
“Quando decidemmo di unirci al pellegrinaggio a Lujan cercavamo qualcosa che potesse identificarci, farsi riconoscere. Qualcuna propose una fazzoletto, un’altra un pannolino; i pannolini non erano come quelli di ora, erano in tela. Dunque il primo “panuelo” (fazzoletto) fu un “panales” (pannolino). Quando il giorno dopo leggemmo i giornali che riportavano “un gruppo di donne indossava un fazzoletto (in realtà fu un pannolino) bianco reclamando i propri figli scomparsi” ci dicemmo: “Questo fa per noi”. Trasformammo questo pannolino in un fazzoletto sul quale ricamammo, piangendo, i nomi dei nostri figli e la data della loro scomparsa.
Elisa, l’intervistata Il panuelo cambiò quando “socializzammo la maternità”.
Mai abbiamo avuto nella piazza trentamila madri e ad un certo momento decidemmo di rivendicare anche perquelle che non rivendicavano, perché ci furono madri che capirono la lotta dei propri figli ma altre no, oppure erano atterrite dalla paura.
Questa nostra decisione costò molto, perchè sempre siamo abituati a pensare in termini personali e così imparammo a reclamare non per nostro figlio ma per i nostri trentamila figli. Costò, perchè una voleva, l’altra no, e ci furono delle frizioni. Dai nostri fazzoletti togliemmo i nome, la foto dei singoli figli e coloro che intendevano lotare solamente per il proprio figlio se ne andarono”.

A questo proposito, può farmi chiarezza sulle differenze e divisioni tra le varie associazioni di rivendicazione: Le Madri, Le Nonne, Linea fondatrice…

“Quando si formarono le Madri nessuna parlava di religione, di razza o di ideologia politica mai dicemmo a che organizzazione appartenevano i nostri figli, per rispetto a loro, e nemmeno seguimmo la loro ideologia se non per i contenuti di educazione e giustizia sociale.
Quando, dopo la dittatura, si installò il governo costituzionale di Alfonsin (1983) molte madri rinunciarono alla lotta in piazza confidando di poter ottenere giustizia. Noi pensammo di non potervi rinunciare senza sapere ciò che sarebbe accaduto. Guarda che bene che abbiamo fatto… furono promulgate le leggi “Punto Final” e “Obedencia debida” che, di fatto, garantirono l’impunità per gli assassini… meno male che non rinunciammo a un solo giovedì nella piazza. In seno alle madri ci furono delle spaccature, decidemmo di fare delle elezioni, otto madri si separarono e formarono “Linea fundadora”.

E le “Abuelas de Plaza de Mayo”? (Le nonne)

“Le Nonne in principio lavoravano insieme a noi. Però esse, per reclamare i propri nipoti rapiti, diedero per morti i figli scomparsi. Noi non accettiamo la morte per decreto, qui non c’è stata guerra per le strade, non c’è stata un’epidemia”.

Non accettate la morte ma ne siete consapevoli…

“Chiaro… non è un’utopia, i miei figli non appariranno mai, so che sono morti”.
In questo senso il vostro slogan “Aparicion con vida”?
“Aparicion con vida” è un rifiuto alla politica del governo.
Perchè ti pagano 250.000 dollari per un figlio desaparecido? Per tapparti la bocca… per farti firmare, accettare la morte e non chiedere più nulla.
La morte è la fine ma per noi è un inizio. Quando accetti la morte ti danno da compilare un formulario nel quale ti chiedono quando supponi che tuo figlio sia morto e, siccome noi non conosciamo quando accadde, dovremmo scrivere la data dell’ultima volta che li vedemmo in vita… sarebbe come uccidere i propri figli. Mi spiego? Martín (uno dei figli) lo vidi l’ultima volta il 20 Gennaio del ’77, dovrei scrivere quindi questa data… scriverei io la data di morte di mio figlio, sarebbe come se lo uccidessi io. Sono altri, i veri assassini, che devono darci queste risposte. La lotta è difficile, querido, sono trent’anni che lottiamo… non tutte la pensano uguale, noi non accettiamo la riparazione, la morte, gli omaggi. Gli omaggi sono la fine, con le medaglie ed i fiori poi più nessuno si ricorda cosa successe. Lottiamo per la vita, per la memoria, questa è un’associazione di vita, non di morte”.

Cosa è cambiato col governo Kirchner, perchè avete deciso che l’ultima annuale Marcia della resistenza sarebbe stata l’ultima?

“Perchè ora il nemico non sta più nella casa Rosada, la casa del governo. Kirchner ha dimostrato coi fatti di voler cambiare le cose, annullando le leggi che garantivano l’impunità per i responsabili. Anche se le leggi non sono retroattive, i nostri figli furono condannati a morte e non si possono riportare in vita. Gli assassini hanno tutti più di 70 anni e godono degli arresti domiciliari nelle loro comode case”.

Il ruolo politico delle Madri ell’Argentina attuale?

“Quello che veramente ci interessa è educare la gente, che è quello che volevano anche i nostri figli, quello che da loro abbiamo assimilato. Non la ideologia politica perchè, anche se facciamo politica (appoggio ai movimenti operai, contadini ed antagonisti sudamericani) non facciamo una politica partitica”.

Nell’ultimo anno le Madri hanno realizzato diverse iniziative, la creazione di una Università delle Madres de Plaza de Mayo, una libreria, una biblioteca, una videoteca, una casa editrice, una radio, un cafè letterario… con che finalità?
“ Principalmente con la finalità che i giovani abbiano dei luoghi nei quali riunirsi, incontrarsi, parlare, progettare, confrontarsi. Come facevano i nostri figli sorseggiando il mate in un cafè o a casa di qualcuno. In Argentina sono 25 anni che non esiste una cultura del lavoro, distrutta da quel piano di impoverimento e miseria che ha lasciato molti giovani senza prospettive. In questa direzione lavoriamo. Assieme a movimenti di operai e lavoratori abbiamo contribuito a recuperare fabbriche fallite e chiuse all’attività produttiva”.

Il vostro rapporto con l’Italia? (Alcuni repressori sono stati condannati da tribunali italiani per crimini commessi contro cittadini di origine italiana)

“ Siamo state spesso in Italia… abbiamo conosciuto i partigiani… la resistenza italiana, che meraviglia!
Però, chiaro, coloro che ci ricevevano erano associazioni umanitarie e gente della sinistra, quindi parliamo la stessa lingua… i partigiani… divini! Ci ricevettero sempre con molto affetto e ci appoggiarono sempre nella nostra lucha (lotta)

Ma come si è arrivati a tutto ciò?
Breve riassunto storico dei fatti avvenuti in Argentina:
La dittatura militare (1976-1983):
“Primero mataremos a todos los subversivos, luego mataremos a sus colaboradores, después a sus simpatizantes, enseguida a aquellos que permanecen indiferentes y finalmente a los tímidos.”
“Prima uccideremo tutti i sovversivi, poi uccideremo i loro collaboratori, dopo i loro simpatizzanti, successivamente quelli che resteranno indifferenti e alla fine i timidi.” Generale Ibérico Saint Jean, governatore di Buenos Aires (1977).
Isabel Peron era una ballerina mediocre che aveva sposato Juan Domingo Peròn in Spagna.
Si trovò dalle faccende domestiche al governo dell’Argentina quando Peròn morì. Oltre ad essere totalmente inadatta alle mansioni che doveva svolgere, si circondò di personaggi poco trasparenti che seppero circuirla e che di fatto governavano al suo posto. La vedova Peron contava sulla figura carismatica del marito ma presto la gente capì la sua totale inettitudine e la sua ambizione di passare alla storia, che esternava pronunciando discorsi retorici dal balcone della Casa Rosada. A questo si aggiunga che fu accusata di utilizzare dei fondi che dovevano andare in beneficenza per le sue spese personali.
Nel giugno del 1975 la situazione economica era arrivata ad un punto senza ritorno, con il Peso (la moneta argentina) sopravvalutato, le esportazioni in discesa, un deficit del 12% e l’inflazione su base annua del 40%.
Con il proposito di correre ai ripari, il titolare del dicastero dell’economia, Celestino Rodrigo, annuncia una brusca svalutazione del peso e la popolazione vide ridursi da un giorno all’altro della metà gli stipendi e sfumare i propri risparmi. I combustibili, inoltre, aumentarono del 175%. Il risultato di questa operazione fu un braccio di ferro tra i sindacati e il governo che portò ad aumenti salariali che fecero cadere il paese in un circolo vizioso che in soli due mesi portò l’inflazione a quasi il 60%.
Con questo terminava il sogno della grande Argentina come potenza mondiale e i ministri dell’economia che succedettero a Rodrigo non fecero altro che continuare ad aumentare i salari in accordo al costo della vita, senza affrontare il problema alla radice.
Nel febbraio del 1976 l’inflazione aveva raggiunto il 360%. Il Peso che valeva 120 Lire nel 1973 era arrivato a 10 lire.
La Guerriglia
In questo scenario le organizzazioni terroristiche Esercito Rivoluzionario del Popolo (di ispirazione comunista) e dei Montoneros (di tendenza peronista), godevano di un discreto appoggio popolare, sopratutto tra le fasce debolidella popolazione molto provate dalla crisi economica. Nella prima metà degli anni settanta le organizzazioni guerrigliere sono bene organizzate e si autofinanziano con rapine e sequestri.
Riescono anche a compiere delle azioni militari come il fallito assalto all’arsenale di Monte Chingolo (Buenos Aires) nel dicembre ‘75 dove perdono la vita circa 50 giovani adolescent  in parte provenienti dai quartieri più umili del circondario.
Il Golpe
Il 24 di marzo del 1976 le Forze Armate rovesciano il governo di Isabelita Perón instaurando la dittatura militare.
I golpes militari in Argentina, come in tutti i paesi dell’America Latina, godevano dell’appoggio, oltre che della classi più abbienti del paese, anche di quello di una parte abbastanza consistente della classe media che vedeva nei militari un forte spirito patriottico utile per affrontare i problemi economici e politici in cui il paese si trovava.
Gli stessi militari che prendono il potere definiscono il nuovo periodo storico che si accingono a interpretare come il Processo di Riorganizzazione Nazionale i cui obiettivi strategici erano sterminare la guerriglia, riordinare l’economia e disciplinare la società.
Appena arrivata al potere la giunta militare dichiara lo stato d’ assedio. Viene sciolto il parlamento, vengono abolite le organizzazioni sindacali e studentesche e chiusi i giornali non schierati.
Si calcola che siano più di trentamila i desaparecidos tra il 1976 e il 1983 durante la dittatura militare in Argentina.
A questi si devono aggiungere 1.500.000 di esiliati, 9.000 prigionieri politici e 15.000 fucilati per le strade.
L’Argentina attuale
Una politica selvaggia di neoliberismo apre le porte a capitali e prodotti stranieri a scapito della già sofferente industria locale. Per colmare un deficit statale che si andava incrementando di anno in anno l’Argentina inizia a chiedere
prestiti al Fondo Monetario Internazionale, organismo bancario controllato dai G7, iniziando così a mettere le basi per quello che diventerà negli anni ‘90, con il perpetuarsi dei prestiti dei governi costituzionali, uno dei più grandi debiti esteri del mondo e che porterà nel dicembre 2001 alla bancarotta dello stato e allo sfascio sociale
ed economico del paese.

Starsailor

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Postato il Mercoledì, Maggio 3rd, 2006 alle 13:14 in Numero 2, Trip-Sud-America, Trip-Argentina. Segui le risposte con RSS 2.0 feed. Puoi rispondere , o trackback dal tuo sito.

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