Perché viaggiare?

Messico

 Piccola dissertazione sul viaggio indipendente e disorganizzato
1) Molte volte mi sono chiesto perché studio sulla carta degli itinerari impossibili, per qual motivo invece di andare dove vanno tutti i miei amici o la gente che sento dire “sai, vado in vacanza nel tal luogo perché c’è il tal villaggio vacanze che mi permette di rilassarmi una settimana invece di girare come una trottola e quindi altro stress, insomma per me vacanza = relax” e quando poi torni dalle vacanze o dai fine settimana ti chiedono “Ma dove sei andato?” aspettandosi risposte confezionate tipo “la pizza non era buona” o “sembrava di essere in Italia” o peggio ancora “com’era folkloristica quella danza/quella cultura, com’erano poveri, etc etc”, avete presente no? E allora mi domando: ma allora cosa viaggiamo a fare? Per qual motivo ci mettiamo lo zaino in spalla ed andiamo in giro per il mondo a conoscere nuove culture?
PER APRIRE LA MENTE!
Per provare con la nostra esperienza che il mondo non finisce alla porta di casa, ma là fuori ce n’è uno enorme, ricco di conoscenze, esperienze, possibilità.
E poi mi vengono in mente i recenti discorsi sul razzismo, proprio fra noi italiani che siamo un crocevia di genti da tutto il “vecchio” mondo: da noi sono passati (e sono fiorite) civiltà di ogni sorte, dai normanni agli arabi… e proprio noi dovremmo essere razzisti, noi che siamo un popolo “bastardo” (nel senso di 1000 popoli e culture che si sono fuse tra di loro e hanno creato quel che noi oggi siamo)?
Quindi già chi paventa una discendenza “celtica” mi fa ridere, visto che al massimo quelli del nord avrebbero una discendenza gallica, ma lasciamo perdere… dopotutto il razzismo - secondo me - è proprio generato da questa ignoranza di fondo, questa chiusura delle nostre percezioni, questa non-voglia di conoscere cosa c’è al di là della siepe.
Una volta ho letto questa frase “La curiosità è una molla per diventare autodidatta”. Ecco, in questa frase è riassunta la voglia di conoscere chi è “diverso” da noi per poterci arricchire, non per rimarcare i suoi difetti (?) e i nostri pregi (???).
Dopotutto viaggiare è conoscere e fare esperienza, e questa è la molla che ci deve spingere.
Al ritorno da ogni viaggio dovremmo tornare arricchiti, in quanto abbiamo messo il naso
rispettosamente in una cultura diversa dalla nostra e abbiamo imparato qualcosa: pensate anche solo a piccole cose, come il far da mangiare diversamente o l’aver portato a casa una fragranza nuova o aver capito qualcosa in più su un’altra religione.
Questo i potenti del mondo vogliono negarci in questo periodo storico. La limitazione della libertà è la limitazione di accrescere la conoscenza! Vogliono imprigionarci in una torre di plastica (=finta) e farci trangugiare le loro verità. Ma è proprio qui che dobbiamo “ribellarci” e continuare con il nostro viaggiare INDIPENDENTI e DISORGANIZZATI.
E se non la vedete così, ragazzi miei… i villaggi vacanze esistono proprio per questo! E si ritorna alle domande iniziali…
Con questa mia piccola riflessione vorrei aprire una discussione sul perché viaggiamo così, perché non ci pieghiamo alle logiche di mercato e non seguiamo ciò che le agenzie viaggio ci propinano ma, ostinati, facciamo e organizziamo il tutto di testa nostra.
E non è solo un discorso riguardante i soldi! Proprio come un viaggio, magari da questa discussione nascerà un qualcosa che ci arricchirà, proprio lo stesso effetto di un viaggio INDIPENDENTE.
Salute a tutti, bianchi, neri, gialli e rossi a pois verdi!

di Oztupac
Amici in viaggio

2) Risparmiare? Si, forse in me questo modo di viaggiare in principio è proprio nato per la volontà di spendere meno. O meglio, per spendere lo stesso tanto ma rimanere in viaggio il doppio del tempo rispetto ad un viaggio organizzato.
Ma poi… poi… quando ho scoperto che uscendo anche di poco dalla strada principale di una località turistica o da un itinerario classico c’era tutto un altro mondo dietro; quando ho scoperto che con il passare del tempo mi ricordavo più gli imprevisti di un viaggio fatto nel passato di ciò che avevo invece perfettamente pianificato; quando ho respirato l’aria frizzante (o anche puzzolente, perché no?) ma intrisa di libertà di un paesino dell’entroterra brasiliano neanche segnato sulla mappa, nel quale mi aveva scaricato poco prima lo scalcinato autobus di turno per un improvviso guasto, o che magari invece avevo scelto io stesso come meta il giorno prima solo per il nome curioso che aveva; quando, dopo aver imparato un minimo di lingue straniere, ho scoperto che il parlare con la gente comune che si conosce viaggiando nei luoghi meno frequentati dai turisti mi dava tanta più gioia di quella che mi poteva dare il fare una foto ad una bellissima spiaggia; quando… quando… riempirei pagine e pagine di aspetti positivi che si possono incontrare in un viaggio “disorganizzato”, cioè al di fuori dei villaggi turistici, tour preconfezionati et similia. Aggiungo anche che tutte queste caratteristiche si riscontrano in misura esponenziale nei paesi poveri anziché in quelli ricchi, troppo simili a casa nostra.

Viaggiare quindi anche per osservare luoghi diversi, persone diverse, usi, costumi, abitudini, religioni, razze diverse. Viva il diverso! Perché è proprio osservando chi
è diverso da noi che ci si arricchisce di quella tolleranza e rispetto per il prossimo che sempre più sembra manchi oggi.
L’entrare poi in contatto “dal vivo” con condizioni di vita che noi non sopporteremmo un solo minuto e che invece per altri son diventate la normalità, ti fa pensare tanto e allora, quando ritorni nella nostra società ovattata, ti poni tante domande e scopri così che il 90%
(se non il 100%) dei “problemi” che tutti i giorni ci poniamo sono delle vere banalità. E lasci perdere tante cose.
Ricordo sempre con piacere una “firma” letta in un forum, che diceva: “Inutile prendere sul serio la vita, tanto non se ne esce vivi”. Giusto? ;-)

Pietro Messa

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Postato il Lunedì, Maggio 1st, 2006 alle 17:15 in Numero 2. Segui le risposte con RSS 2.0 feed. Puoi rispondere , o trackback dal tuo sito.

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