Myanmar (ex Birmania) … un viaggio nel tempo

Buddha sdraiato in Birmania

Se partite per il Myanmar, quando vi troverete in volo sul Golfo del Bengala, a poche ore dall’arrivo, prendete l’orologio in mano e spostate il datario indietro… indietro… indietro… di almeno un secolo!
Nel paese asiatico con la più duratura dittatura militare (43 anni) il tempo sembra essersi fermato.In Myanmar ho visto infatti campi che venivano coltivati senza il minimo mezzo meccanico, con aratri trainati da due buoi e il riso falciato e raccolto a mano, ciuffo per ciuffo, sotto il sole cocente.

Ho visto le strade in costruzione, i cui operai erano gruppi di ragazzi dell’apparente età di 15-16 anni, che spaccavano le rocce con le mazze e raccoglievano poi i sassi in ceste, portandole via sempre a mano. Le uniche due ruspe che ho visto erano inesorabilmente ferme. Forse perchè la benzina costa più della mano d’opera di quei poveri ragazzi, ma anche perché quelli erano lavori forzati!

Ho visto le donne che lavavano i panni e i piatti al fiume, come faceva mia nonna quasi un secolo fa. Questo perchè, nel terzo millennio, in Myanmar l’acqua corrente in casa non ce l’ha quasi nessuno, e l’energia elettrica è presente solo per poche ore al giorno, nelle città, mentre nelle campagne è assente del tutto.

Ma ho visto anche la gente affascinata e incuriosita, dopo decenni di isolamento, al solo vedere passare un turista occidentale, tanto da seguirlo con lo sguardo fino a quando non scompariva dalla vista, accompagnandolo quasi sempre con un sorriso, un “hellò” o un saluto con la mano. E ciò in misura maggiore se si usciva anche di poco dagli itinerari turistici più battuti. Il tutto, naturalmente, unito alla perenne serenità e dolcezza che contraddistingue i popoli buddisti.

Ma cosa succede in questo paese di cui si sente parlare così poco, ma che tuttavia è grande il doppio dell’Italia? E soprattutto: andare o non andare in Myanmar?
Per rispondere a questa domanda che oggi divide la comunità dei viaggiatori, bisogna conoscere meglio cosa è successo da quelle parti nell’ultimo mezzo secolo. Poi cercheremo di rispondere insieme.

Ex colonia britannica, nel 1948 ottenne l’indipendenza dagli inglesi ma, appena 14 anni dopo, ricadde sotto un altro regime militare, questa volta di stampo socialista. E da allora ad oggi, politicamente, non è cambiato nulla.
Nel 1988 la popolazione, stanca dei continui soprusi del regime e delle precarie condizioni economiche in cui l’aveva ridotta, scese in piazza con gigantesche manifestazioni di massa, alle quali il Governo rispose inviando i carri armati. Risultato: più di 3000 morti in poche settimane.
Nel 1990, per rispondere alle pur modeste critiche internazionali e credendo di aver completamente neutralizzato tutti gli avversari, il Governo indisse libere elezioni che però furono stravinte dall’opposizione, capeggiata da Aung San Suu Kyi, figlia dell’eroe nazionale che in passato portò il Myanmar all’indipendenza. Cosa fece allora il Governo? La fece arrestare, mentre i dirigenti del suo partito furono completamente annientati (annientati = arrestati e/o uccisi).
Un anno dopo ad Aung San Suu Kyi fu assegnato il premio Nobel per la pace, oltre ad altri importanti riconoscimenti internazionali.
Oggi, nel 2005, Aung si trova ancora agli arresti domiciliari.
Le reazioni internazionali si sono limitate ad un blando embargo economico, attuato soprattutto dagli Usa. Ma, come spesso accade, l’embargo non ha minimamente scalfito la dittatura al potere, mentre chi ne ha fatto le spese è stata la popolazione, già sfinita dall’estrema povertà in cui viveva.
Oggi il Myanmar, secondo l’Onu, è uno dei 10 paesi più poveri al mondo.
Non così povera invece è la giunta militare al potere, che fagocita tutte le maggiori entrate del paese.
Secondo produttore mondiale di oppio dopo l’Afghanistan, in Myanmar infatti si estraggono anche discrete quantità di oro, rubini e zaffiri.
Ma le colpe più gravi dell’attuale governo sono le continue violazioni dei diritti umani, lo sterminio delle minoranze etniche (particolarmente degli Shan e dei Karen, ai confini con la Thailandia), l’uso sistematico dei lavori forzati anche su bambini, donne ed anziani, per non parlare poi dell’orribile pratica dello “sminamento” dei campi, denunciata anche da Amnesty International, che consiste nel far camminare i prigionieri sui campi minati finchè non trovano le mine, saltando in aria.

Shwedagon Pagoda, YanongOra possiamo ritornare alla domanda iniziale. Andare o no in Myanmar?
L’embargo internazionale infatti si è spinto fino al boicottaggio del turismo, per privare il governo di ulteriori risorse economiche. E il boicottaggio del turismo è stato richiesto dalla stessa San Suu Kyi.
Dopo aver visitato il paese, posso dare in merito un consiglio diverso a seconda del viaggio che si vuole fare e del tipo di viaggiatore stesso.
NO ai viaggiatori che preferiscono acquistare un tour completo da un’agenzia di viaggio, alloggiare in hotel comodi o lussuosi, mangiare in eleganti ristoranti, spostarsi con voli interni. Tutti gli hotel e ristoranti più importanti, compagnie aeree, principali agenzie di viaggio locali sono di proprietà statale, o comunque collaborano con i militari.
SI ai viaggiatori fai da te, che alloggiano nelle modeste pensioni o alberghetti a gestione privata, che mangiano nei ristorantini familiari o nelle bancarelle per la strada, che acquistano i souvenir dai venditori ambulanti, che usano i piccoli pick-up, bus e risciò.
In questo modo si limitano al massimo i soldi che andranno allo Stato, e si darà lavoro e da mangiare a tante famiglie.
Insomma, andare in Myanmar è consigliato solo ai viaggiatori “Disorganizzati ed Indipendenti”, quali sono quelli a cui questa rivista è dedicata!

Myanmar: Informazioni utili

Pietro Messa

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Postato il Domenica, Dicembre 18th, 2005 alle 17:35 in Numero 1, Trip-Asia, Trip-Myanmar. Segui le risposte con RSS 2.0 feed. Puoi rispondere , o trackback dal tuo sito.

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