Svezia: la cultura

Vai alla prima parte

Qualche intelligente studio antropologico sostiene che ogni cultura considera se stessa come lo standard o la “normalità”, e pertanto come parametro di valutazione universale. Per fare un esempio, la nostra “socialità”, il nostro sedicente “calore” italiano rappresenterebbero lo “zero” della scala di misurazione, in base al quale assegnare allo straniero un bel segno “più” o “meno”. La stessa struttura formale dell’aggettivo a-sociale, in virtù dell’alfa privativo, indica l’assenza di qualcosa che evidentemente si considera come parametro di giudizio.
In un percorso genuino di comprensione culturale, l’acquisizione della consapevolezza della propria soggettività di osservatori è il primo passo essenziale. Dipingiamo allora qualche sprazzo di Svezia. Il primissimo impatto, appena atterrati all’aeroporto stoccolmense di Arlanda, è un profondo, irreale silenzio. Sul treno le persone chiacchierano poco e a bassa voce.

Lungo la strada che collega il Baltico al lago Vättern (MARCO GUIZZARDI)Quando si entra in una casa svedese ci si toglie le scarpe, proprio come in Giappone, ma qui si fa per ragioni di praticità: d’inverno piove e nevica e le scarpe si sporcano spesso.
Il tepore domestico consente di girare per casa in maglietta a maniche corte anche a dicembre, grazie ai caloriferi che si accendono automaticamente al di sotto di una certa temperatura, alimentati dalla combustione di una parte dei rifiuti del quartiere.
La casetta tipica è rigorosamente costruita in legno, che la svenska familjen ama dipingere di colori vivaci, prevalentemente rosso e giallo.
All’esterno un grazioso trädgården circonda la casa e fuori dalla finestra (adornata di candele nel periodo natalizio) sventola rigorosamente la bandiera nazionale con croce gialla su sfondo azzurro, inattesa dichiarazione di patriottismo praticata ovunque.

L’avversione per le scarpe continua in molti ambienti pubblici come ospedali e asili, e se proprio non le volete togliere… potete optare per i copri scarpe di plastica.
I parchi cittadini abbondano di giochi per bambini e piste ciclabili;
vi stupirete di vedere tanti giovani papà e mamme armati di passeggini da trekking e rimorchi per bicicletta con prole incorporata.
I cittadini con passeggino e relativo occupante viaggiano gratis sugli autobus.
Il termometro applicato ai vetri delle case testimonia la sospirante attesa della bella stagione con le sue interminabili giornate.
Un amico svedese confessò una volta una sorta di rapporto simbiotico fra gli svedesi e il clima; una profonda, quasi dolorosa percezione del ciclo vitale e l’adesione ai lenti ritmi dell’asse terrestre.Pippi Långstrump, alias Calzelunghe

La natura è il liquido amniotico dello svedese, da rispettare e preservare.
I bimbi vichinghi giocano all’aperto 12 mesi l’anno a dispetto delle temperature giudicate proibitive da qualsiasi mamma italiana; si rotolano nell’erba e nel fango senza isterie materne sulla pulizia dei vestitini, ai quali sono tradizionalmente attribuite funzionalità pratiche piuttosto che estetiche (anche in Svezia tuttavia si stanno imponendo con forza la moda e il culto dell’immagine).

I figli dell’operaio e quelli del funzionario pubblico di medio livello frequentano spesso le
stesse scuole e le stesse università. In questo paese le differenze sociali sono ridottissime e lo stesso concetto di “classe sociale” è talvolta considerato fuori moda. Lo stato finanzia gli studenti universitari, indipendentemente dall’età e dalle condizioni della famiglia d’origine, con un “prestito” mensile di cui una piccola parte è a fondo perduto e l’altra sarà restituita ratealmente a partire da sei mesi dopo la laurea.
Il principio di eguaglianza sociale è ormai radicato nella cultura svedese, anche grazie a decenni di governo del Socialdemokratiska Partiet. Sarà forse per questo che gli svedesi, come gli anglosassoni, mettono tutti gli interlocutori sullo stesso piano dando a chiunque del tu (du), mentre la forma di cortesia voi (ni) è ormai caduta in disuso.
Gli unici a praticare ancora l’uso del ni sono gli immigrati, spesso sulla scia della propria lingua d’origine. Ma se l’intenzione è quella di veicolare rispetto verso l’anziano svedese, quest’ultimo si sentirà offeso (la forma ni mette infatti una distanza tra i due interlocutori); la questione ha fatto sorgere di recente un dibattito sull’opportunità di reinserire il ni nella lingua svedese.

Vai alla terza e ultima parte

1 - scarso2 - non male3 - bello4 - molto bello!5 - bellissimo! (Nessun voto)
Loading ... Loading ...
(Letto 760 volte)

Postato il sabato, luglio 16th, 2005 alle 07:51 in Numero 0, Trip-Europa, Trip-Svezia. Segui le risposte con RSS 2.0 feed. Puoi rispondere , o trackback dal tuo sito.

    Creative Commons License
  • Sondaggi

    • Che portatile useresti in viaggio?

      • MacBook Air (53%, 24 Voti)
      • Asu Eee Pc (29%, 13 Voti)
      • Un altro (13%, 6 Voti)
      • Ibm TPx32 usato (4%, 2 Voti)

      Votanti Totali 45

      Vota

      Caricamento ... Caricamento ...

Scrivi il primo commento!

Rispondi

Close
E-mail It