Svezia: asociali? razzisti?

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Un’esigenza che sembra premere molto agli svedesi è quella di . Le discussioni animate sono rare e il metodo ritenuto migliore per tentare di convincere l’interlocutore di avere ragione non è quello di infondere passione ed energia emotiva al discorso, ma quello di esporre le argomentazioni più fondate e convincenti.
I toni accesi in conclusione non sono apprezzati e se l’interlocutore latino avvia una discussione animata, il discorso semplicemente termina lì.
Razionalità e gentilezza caratterizzano la vita pubblica e l’atteggiamento degli impiegati dietro gli sportelli.
È vero che gli svedesi sono anche in grado di lasciarsi andare… soprattutto a partire dal venerdì pomeriggio, con le file interminabili davanti ai Systembolag, le rivendite di alcolici di monopolio statale (la vendita nei normali supermercati è vietata).
Calma piatta durante il resto della settimana, quando ubriacarsi non si concilia con il lavoro.
Razzisti?
La capitale della Svezia è una città multicolore, nella quale risulta a volte difficile individuare gli autoctoni. La monarchia costituzionale di Svezia, neutrale durante le due guerre mondiali e a tutt’oggi pacifica, promosse a partire dal 1947 un programma di “importazione” organizzata di immigrati, dietro pressione delle aziende svedesi.
Queste ultime, esenti da danni bellici, accusavano un’unica carenza, quella di manodopera. Cominciarono pertanto gli accordi con i governi stranieri per un afflusso di operai in Svezia, ai quali veniva offerto un contratto e la possibilità di farsi raggiungere dai propri familiari, con l’impegno di assicurare loro un lavoro. La nazione d’accoglienza avviò inoltre politiche di ambientamento e integrazione allo scopo di inserire stabilmente gli immigrati nel tessuto sociale.
Un Ministro per l’immigrazione svedese si avvalse per anni di un Consiglio consultivo con rappresentanze delle varie etnie di immigrati, e già dal 1975 in Svezia è concesso il diritto di voto attivo e passivo alle elezioni amministrative agli stranieri residenti nel paese da almeno tre anni.
Asociali?
Nel paese geograficamente più esteso della Scandinavia gli spazi sono enormi, le distese di conifere disabitate si susseguono senza fine, e la densità di popolazione è di venti abitanti per chilometro quadrato. Ne consegue che gli svedesi non sono avvezzi alle claustrofobie demografiche.
Qualcuno sostiene che l’ambiente circostante influenzi la percezione stessa dello spazio. L’antropologo Edward T. Hall introdusse negli anni sessanta la prossemica, lo studio della comunicazione non verbale legata al controllo del territorio e delle relazioni spaziali.
Hall nota che ogni soggetto controlla una propria porzione di territorio e impone all’interlocutore una sorta di “zona off limits” e un “divieto di contatto”.
Individua inoltre quattro tipi di spazio: pubblico, sociale, personale e intimo, caratterizzati da distanze decrescenti. Ciò che emerge di interessante è che, metro alla mano, queste distanze differiscono da cultura a cultura. Statisticamente sembra che nei popoli scandinavi esse siano molto più ampie che nel sud del mediterraneo (cioè due interlocutori scandinavi parlano di norma a distanza maggiore rispetto a due siciliani).
Alcune culture percepiscono tali distanze come eccessivamente rigide, sintomo di freddezza e di mancanza di emozione, ed eccoci a definire gli svedesi “asociali”.
Ma prima di esclamare “Ecco, appunto!”, ribaltate la situazione: a chi di voi non è capitato di interloquire con un Pakistano o un arabo e ritrovarsi a indietreggiare di un passo, allontanare il viso e pensare che quello vi stava col fiato sul collo? Ne avete riportato una sensazione di profondo fastidio e un aggettivo nella testa: “invadente”.
La prossima volta che un vichingo si tiene a distanza forse capiremo perché e rifletteremo su quante incomprensioni possono nascere dalla mancata conoscenza di alcuni codici non verbali di un’altra cultura!
Se ancora non vi smuovete dalla vostra posizione, invitate un amico svedese a fika: non si tratta di una proposta indecente, ma di un rito che prevede il sedersi, sorseggiare un caffè, chiacchierare o rilassarsi, mangiando deliziosi kanelbullar (dolci alla cannella) oppure uno smärgås (una fetta di pane con burro, prosciutto o formaggio).

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Postato il Sabato, Luglio 16th, 2005 alle 08:01 in Trip-Europa, Numero 0, Trip-Svezia. Segui le risposte con RSS 2.0 feed. Puoi rispondere , o trackback dal tuo sito.

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