Italia, meta high-cost e low tech

Che la crescita cinese in ogni settore sia un pericolo serio per la sopravvivenza economica non solo dell’Italia, ma di tutto il sistema occidentale lo sanno anche i sassi. Così che la Cina abbia superato l’Italia come destinazione turistica (in una classifica che vede al primo posto l’irraggiungibile Francia, seguita da una Spagna sempre in grande crescita) incrementando le sue visite straniere di un 27% a fronte di un calo italiano del 6% potrebbe non sorprendere più di tanto, tenendo conto che il dato è comunque infl azionato dalla consistente quota del turismo d’affari.

Quello che è interessante è leggere sul forum di Corriere.it (www.corriere.it/corrforum/corriere/Intro?forumid=786) le reazioni dei lettori del primo giornale d’Italia e le ricette degli operatori italiani per fronteggiare la crisi. Da una parte una serie di autocritiche e lamentele che partono dal presupposto che un paese con il 75% del patrimonio artistico mondiale, la cucina più apprezzata e ogni tipo di bellezza naturale, potenzialmente non è battuto da nessuno. Nei fatti però se la natura ci ha dato tanto, altrettanto non si può dire viene fatto per valorizzarla. Tanto che la tesi più popolare è che “se abbiamo perso tante posizioni è perché da noi il turista, ricco o povero, è solo un pollo da spennare” (Vittorio De Martino, presidente dell’Ada, associazione dei direttori d’alberghi).

E’ così evidente l’arroganza con cui viene trattato l’ospite (mentre nella tradizionalmente snob Parigi, che resta la città più visitata al mondo, stanno imparando a rispettarli, leggiamo sul supplemento viaggi di Repubblica) e la mancata evoluzione nel settore turistico (pensiamo a chi viaggia da solo per esempio), che non è solo lo straniero, ma anche l’italiano che vuole restare in patria per le sue vacanze a lamentarsi che le strutture costano cifre esorbitanti per offrire servizi sempre più inadeguati agli standard internazionali. Mentre in Europa è esplosa la cultura del viaggio low-cost, cominciata con i voli e allargatasi a macchia d’olio con il fi orire di ostelli, bed & breakfast, e sistemazioni in Italia tutto costa sempre di più senza per questo migliorare il servizio.

Così se in Francia, Germania e Inghilterra la filosofia è che meno spendo per un viaggio e più viaggi farò, da noi si è rimasti ancorati al concetto di vacanza costosa nella quale scialacquare i risparmi di un anno. Un po’ per mentalità nostra, perché all’idea di vacanza associamo comodità e lussi che normalmente non ci permettiamo, un po’ perché è l’unico tipo di viaggio che ci viene offerto. E se la crisi del turismo è dovuta a carenze profonde di professionalità, cultura e marketing, crediamo che le ricette che ci è capitato di leggere come “costruiremo più campi da gol e alberghi di lusso per incentivare il turismo d’èlite” servano davvero a poco.

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Postato il Giovedì, Giugno 16th, 2005 alle 10:49 in Trip-News, Numero 0. Segui le risposte con RSS 2.0 feed. Puoi rispondere , o trackback dal tuo sito.

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